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In rosso zone dove la temperatura e' stata piu' alta della media, in blue dove e' stata piu' fredda.

Friday, May 29, 2015

Per Manuela Pintus, spero futuro sindaco di Arborea



Se vivessi ad Arborea, Sardegna e fossi chiamata a votare per il sindaco, voterei per Manuela Pintus.

Io e Manuela siamo amiche, ma non lo siamo diventate sui banchi di scuola o perche' avevamo interessi in comune - cinema, cucina, viaggi. Siamo diventate amiche perche' di punto in bianco ci siamo messe a fare le battaglie contro mostri molto piu grandi di noi, in Abruzzo, in Sardegna. E questo ci ha unite in un modo speciale, perche' ci siamo un po ritrovate l'una nell'altra, due persone di scienza che cercavano di comunicare ad altri i "perche' no" delle trivelle, due persone che hanno dovuto ritagliare angoli sempre piu grandi del proprio tempo per capire la geologia/chimica/ingegneria delle trivelle senza averne una conoscenza formale all'inizio.  Due persone che potevano intendersi su cosa tutto questo significasse per le nostre vite personali senza troppe parole.

Manuela e' biologa ed e' stata la capofila della lotta alla Saras ad Arbroea, in provincia di Oristano. Ci siamo viste di persona solo una volta, in Sardegna nel 2013, ma era come se ci conoscessimo da sempre, perche' ci siamo scritte e aiutate a vicenda nel corso degli anni. Con testi e documenti, ma soprattutto con le emozioni, e il supporto morale.

E' difficile spiegare qui cosa significa *iniziare* una battaglia. C'e' un momento in cui ti chiedi cosa stai facendo, dove stai andando, un momento in cui non sai quali siano le risposte, a chi chiedere consiglio, un momento in cui tutti ti dicono di lasciar perdere perche' stai perdendo tempo e "ma chi te lo fa fare". C'e' un momento in cui vorresti veramente non pensarci piu' e tornare alla tua vita e al silenzio delle tue scartoffie, ma c'e' qualcosa dentro che non te lo permette. E raramente ho incontrato qualcuno che potesse intendere questo senza troppe parole come con Manuela. In lei ho visto me, per tanti aspetti.
 
Dopo tante peripezie, il progetto "Eleonora" non e' ancora stato realizzato, nonostante la Saras fosse pronta gia' quattro anni fa. E questo lo si deve non alla classe politica locale, ai sindaci e agli assessori di Arborea, quanto al gruppo di cittadini attivi che si e' messo li a studiare e a fare attivismo gratis e per amore.

Il motore di tutto e' stata Manuela. 

La lotta alla Saras  non e' ancora finita e sara' tanto l'impegno ancora da dare a questa causa. E cosi' Manuela ha deciso di volersi candidare a sindaco di Arborea in modo da continuare con ancora piu passione questa lotta contro il mostro petrolifero. Non ho mai esplicitamente dato il mio supporto, per quello che puo' valere, a nessuna persona che dal petrolio si lanciasse in politica, ma qui e' diverso.

So che Manuela fara' ancora cose buone contro la Saras e in generale per Arborea in modo sincero e disinteressato. Anzi, sono certa che Manuela lo faccia per amore e non per cavalcare l'onda, perche' l'onda l'ha creata lei e senza di lei non ci sarebbe stata ne la battaglia alla Saras, ne la consapevolezza di un paese intero che si ribella contro Mr. Moratti.

Ciao Manuela, auguro a te e ad Arborea che tu ne diventi il primo cittadino. Non credo che Arborea possa trovare un sindaco migliore.





Thursday, May 28, 2015

Il sindaco di Pianella a favore delle trivelle su Facebook



In Abruzzo esiste un paese di 8300 abitanti che si chiama Pianella. E' in provincia di Pescara e se ha una qualche ragione di essere conosciuto fuori dai confini della sua provincia e' perche' ci si fa un ottimo olio d'oliva.

In questi giorni Gabriella Di Lorito per il Centro D'Abruzzo pubblica un articolo in cui il sindaco di questo paese, Sandro Marinelli, dice di essere a favore non solo delle trivelle ma anche del nucleare in Italia. Se la prende con i "guru dell’ambientalismo da salotto". Secondo lui noi -- perche' credo di esserci anche io in questo gruppo -- facciamo "qualunquismo e demagogia" che non sono "salutari per l'ambiente".

Certo, sono salutari per l'ambiente il petrolio e il nucleare.

Dove dice tutte queste cose Mr. Marinelli? Su Facebook dove commenta:

Se qualcuno non ha ancora definitivamente abdicato all'uso del cervello può vedere da solo quale inutilità universale rappresenti la battaglia contro Ombrina Mare perché, se dovesse essere vero che c'è realmente un pericolo (non dimostrato almeno dalla storia delle piattaforme adriatiche), prendiamo nota (per dirla con Troisi) di essere già condannati a morte da un pezzo, insieme a tutte le popolazioni adriatiche e Ombrina nulla aggiunge e nulla toglie.
 
Mi dispiace per Marinelli, ma il mio cervello e' nel pieno delle sue funzionalita'.

E per quanto riguarda la storia delle piattaforme "adriatiche" evidentemente Mr. Marinelli non sa la storia di Paguro, non sa la storia di Piropo, non sa la storia della subsidenza indotta nel ravennate, non sa del lido di Dante, non sa di Irma Carola, non sa di Angela Angelina, non sa delle alluvioni nel polesine, non conosce il professor Mario Zambon.

Ma perche' fermarsi a guardare l'Adriatico poi? Perche' le cose che succedono in terraferma o in altre parti del mondo non dovrebbero esserci d'esempio? Viggiano, Trecate, Gela e Falconara, per restare in Italia o Macondo e Santa Barbara negli USA, Montara in Australia, Temsah in Egitto o i numerosi incidenti l'anno dalle FPSO inglesi per esempio.

Ma di fronte a uno che parla per parlare, non vale neanche la pena perderci gli elettroni per spiegargli tutte queste cose.  A lui Ombrina piace.  Va bene cosi.  A volte di fronte alla stupidita' non puoi fare altro che pensare "perdona loro perche' non sanno quello che scrivono".

Continua il nostro eroe:

L'Adriatico è un grande giacimento, quindi c'è parecchia convenienza: se il petrolio lo estrai non lo compri o ne compri meno. Per il resto, ero e resto pubblicamente convinto che la tecnologia nucleare sia ancora la più pulita e sicura per rapporto tra produzione e rischio concreto di danno, ma fino a quando scendono in campo i guru dell'ambientalismo da salotto, ai vari referendum vinceranno sempre qualunquismo e demagogia e i nostri mari e fiumi saranno sempre più inquinati. Ma ci possiamo sempre consolare con falò, sfilate e una bella canzone di denuncia.

Beh, intanto l'Adriatico e' un mare, non un giacimento. Mi piace proprio la lezione di economia petrolifera: se lo estrai ne compri meno. Beh, peccato che questo petrolio - poco e schifoso - sara' commercializzato sul mercato come e dove gli pare alla Rockhopper, ditta con sede alle isole Falkland! Potrebbero venderlo ovunque, da Santiago del Cile fino a Mosca e non necessariamente a Pianella.

Mari e fiumi inquinati dagli ambientalisti da salotto?

Boh. Ipse dixit.

E ancora:  

Cosa cambia una piattaforma in più o in meno? Nessun incidente, fortunatamente, si è verificato finora nel nostro mare. Dovremmo togliere anche quelle di Cerrano, se davvero fossero un così grande problema. Ricordo che il Vajont ha fatto 2000 morti, ma non per questo rinunciamo a costruire dighe.

Che dire di fronte a cotanto acume? Come detto, il nostro eroe non conosce la storia dei pozzi passati, non conosce la parola rischio. Come dire: il primo sparo alla roulette russa non mi ha fatto niente. Proviamo il secondo! E strumentalizzare cosi la tragedia del Vajont e' veramente inqualificabile.

Quale sia il titolo di studi e la formazione di Mr. Marinelli non e' dato sapere.  

Ma la cosa che mi lascia veramente di stucco e' la pochezza del Centro d'Abruzzo. In questi anni del tempo delle battaglie del petrolio -- e ne sono passati otto -- non sono riusciti a produrre un articolo che sia uno di inchiesta sulle trivelle. Non hanno saputo studiare carte, presentare giornalismo vero, chiedersi cosa fossero le FPSO, l'idrogeno solforato, i fanghi, OSPAR, seguire il passaggio della Medoilgas alla Rockhopper. Niente.

Sono il giornale piu' grande dell'Abruzzo e fungono da copia ed incolla di comunicati stampa a destra e a manca. E adesso .. non servono neanche piu i comunicati stampa... basta Facebook!!!

Che soldi sprecati.  Uno straccio di inchiesta io non l'ho visto mai sul tema petrolio. E adesso si mettono li a spulciare Facebook alla ricerca di frasette e commenti pro petrolio. Come siamo ridotti. Ma.. se invece di spulciare Facebook spulciassero, che ne so, i siti ministeriali?

Interessante che fra le due esternazioni di Mr. Marinelli ci siano di mezzo "commenti" di protesta, a cui ovviamente il Centro non da spazio. E neanche si preoccupano che ne so, di commentare o rettificare l'ovvio -- per esempio che l'Adriatico non e' un giacimento.

Ma vi pare che il giornalismo si faccia dai commenti Facebook! Se un popolo  cresce e' anche perche' c'e' un giornalismo sano, con la schiena dritta, che guarda in grande.

Il Centro d'Abruzzo ha tutto il diritto di essere a favore del petrolio -- ma perche' non lo scrivono in un editoriale una volta per tutte, dicendo questi sono i motivi per cui ci piacciono le trivelle?

Sarebbe molto piu' elegante che lasciare spazio ai deliri su Facebook di un sindaco che non conosce la differenza fra un mare ed un giacimento.










Wednesday, May 27, 2015

Kaye Kilburn, 1931-2014

Gli scrivevo ogni tanto per aggiornarlo sulla questione petrolio d'Abruzzo e ogni anni gli mandavo una cartolina di auguri natalizi.

Gli ultimi contatti erano rimasti senza risposta e cosi cercando un po su internet, scopro che il Prof. Kaye Kilbrurn e' morto, il 7 Agosto 2014. Aveva 82 anni.

A chi arriva alla questione petrolio da poco questo nome non significhera' molto, ma per me, e per tutti quella della prima ora, quando combattevamo contro il Centro Oli e Nicola Fratino e Ottaviano del Turco,  si, significa molto.

Gli scrissi per la prima volta nel 2007, quando scrivevo il rapporto sull'idrogeno solforato. Avevo trovato il suo nome su vari siti, in qualita' di esperto sul tema e avevo letto i suoi scritti, seguito i suoi studi e avevo cercato di capire. Prese a cuore la questione, ci siamo scritti diverse volte e sono andata a casa sua a Pasadena prima e poi nel suo studio a vedere tutti i macchinari che usava per studiare le risposte neurologiche delle persone quando esposte a sostanze tossiche. Mi spiego' come mai si era interessato alla tossicologia. C'era dell'affetto reciproco.

Caso volle che nel 2008 Kilburn fosse presente ad un convegno a Carpi, e cosi organizzai una intervista con lui a Firenze. Adesso chi ando' a farla quella intervista parla di "intervista esclusiva". In realta' gliel'ho organizzata tutta io, dal contatto iniziale alle domande scritte. Dicono che si trattasse di Bruxelles. Invece e' Firenze. Neanche sapevano chi fosse Kilburn, e adesso strumentalizzano la sua persona per costruirsi improbabili carriere politiche.

Il Prof. Kilburn aveva preso la laurea in medicina presso la University of Utah College of Medicine nel 1954. Seguirono periodi di perfezionamento presso la Western Reserve University, la University of Utah Hospitals dove si specializzo' in medicina interna e patologia e poi presso la Duke University dove studio, malattie cardio-polmonari. Nel 1958 mette su il suo centro di ricerca presso la U.S. Army Medical Research and Nutritional Laboratory at Fitzsimmons Army Hospital.

Seguono incarichi di vario genere - Director, Cardiopulmonary Division, Washington University School of Medicine, 1960-62. Chief, Medical Service, Veterans Administration Hospital, Durham, North Carolina 1963-68. Director, Division of Environmental Medicine, Department of Medicine, Medical Center, 1968-73. Professor of Medicine, Associate Professor of Anatomy, University of Missouri-Columbia 1973-77. Director, Division of Pulmonary and Environmental Medicine, 1973-77. Professor of Medicine and Professor of Community Medicine, Environmental Sciences Lab, Mt. Sinai School of Medicine, 1977-80. Professor of Medicine, University of Southern California, 1980-Present. Director, Barlow Occupational Health Center, 1982-1984. Chief, Pulmonary and Environmental Medicine Section LAC-USC Medical Center, 1982-1984. Durante questa lunga carriera, ha pubblicato 235 articoli di cui 43 ed un libro intero che hanno a che fare con problemi di tossicologia neurologica. Fino alla pensione nel 1994 anno in cui mise su una ditta propria chiamata Neuro-Test, di cui e' stato direttore.

Ciao, Prof. Kilburn and thank you, sir.



 





Tuesday, May 26, 2015

I delfini morti nel Golfo del Messico per colpa del petrolio - e' ufficiale.







The rare, life-threatening, and chronic adrenal gland and lung diseases identified in stranded UME dolphins are consistent with exposure to petroleum compounds as seen in other mammals.
 Exposure of dolphins to elevated petroleum compounds present in coastal GoM waters during and after the DWH oil spill is proposed as a cause of 
adrenal and lung disease and as a contributor to increased dolphin deaths.

These dolphins had some of the most severe lung lesions 
I have ever seen in wild dolphins throughout the United States


All'indomani dello scoppio del Golfo del Messico, fra il Giugno del 2010 fino al Dicembre del 2012 lungo le rive della Louisiana vennero ritrovate decine di carcasse di delfini morti. Fu una ecatombe.

Finalmente oggi il NOAA -- il National Oceanic and Atmospheric Administration -- pubblica uno studio in cui questo "UME", unusual mortality event, viene attribuito allo scoppio stesso, e senza equivoci. La conclusione e' infatti che i danni ai polmoni e alla ghiandola adrenale dei delfini sono dovuti al riversamento di petrolio da Deepwater Horizon.


“The evidence to date indicates that the Deepwater Horizon oil spill caused the adrenal and lung lesions that contributed to the deaths of this unusual mortality event”

Sono le parole della ricercatrice Stephanie Venn-Watson, l'autrice dell'articolo apparso su PLoS One,
in cui sono state analizzate le carcasse di 46 delfini morti, paragonandoli ad altri delfini morti in passato a causa di inquinamento da petrolio.

Le ghiandole adrenali servono per la regolamentazione degli ormoni, e quando questa ghiandola non funziona, i delfini possono anche morire. Oltre a danni a questa ghiandola, i delfini avevano lesioni e accumuli di batteri letali nei polmoni, molto probabilmente dovuti al respiro di fumi tossici del petrolio. 

La BP dice che non e' d'accordo e che e' tuttapposto. 

Sunday, May 24, 2015

L'ENI, Umberto Veronesi, l'Expo e l'Africa








Le promesse dell'ENI in Congo 




In Congo elimineranno i gas serra....



...qui invece il gas flaring Agip in Nigeria da 40 anni


Eccoli qui i partners della Fondazione Umberto Veronesi per il progresso delle scienze: c'e' pure l'ENI. Come dire, prima immetto in aria roba che fa venire il cancro e poi do i soldi alla fondazione Umberto Veronesi per ripulirmi la coscienza.

Come Veronesi non si vergogni e' un mistero. O forse pensava che non se ne sarebbe accorto nessuno?

Non capisco.

Passiamo all'Expo, dove l'ENI e' Official Partner. Dicono di se stessi di essere "la compagnia energetica internazionale leader in Africa per produzione di idrocarburi. Presente nel continente da oltre sessant’anni, collabora con i Paesi Africani per promuoverne lo sviluppo socio-economico sostenendo, in particolare, progetti per l’accesso all’energia, prerequisito fondamentale per una crescita sostenibile."

Promuoverne lo svilippo socio economico? Ma quando mai. Hanno distrutto la Nigeria a colpi di mazzette e di inquinamento ed ora vengono qui a fare i santi all'Expo e a parlare di sostenibilita'?

Dicono che nel Congo hanno ridotto il gas flaring - beh vuol dire che lo fanno ancora! Dicono che invece di bruciarlo in aria, adesso lo hanno messo in rete per i residenti del Congo - ma non dicono che arrivano a questo solo dopo anni ed anni di pressione internazionale e che queste sono prassi che solo in Africa possiamo aspettare il 2015 per farle.

Questo e' invece il gas flaring in Nigeria - dove le fiamme ardono ininterrotte da 42 anni, Expo o non Expo.

Saturday, May 23, 2015

Santa Barbara ed Ombrina


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Un sacco di persone mi scrivono sul perche' non ho preso la parola a Lanciano. 
L'editto di Giulio Cesare, il tuttofare dell'ambientalismo
 d'Abruzzo e dei suoi collaboratori, e' stato chiaro.
La violenza non e' cosa che mi appartiene e quindi me ne sono andata.

Li rivedremo alle prossime elezioni, ne sono sicura.

Nel frattempo continueranno a "prendere ispirazione"
da questo blog e a ricopiare.

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Il giorno 20 Maggio 2015 delle perdite di petrolio al largo delle coste di Santa Barbara, in California, hanno creato un orrendo disastro ecologico.

Un oleodotto sottomarino di circa 18 chilometri di lunghezza e costruito nel 1987 con il compito di portare il petrolio dalle piattaforme in oceano fino alle centrali di trattamento in terraferma, ha riversato circa 400,000 litri di petrolio lungo le coste del Refugio State Beach. Il petrolio e' fuoriuscito da una fessura che nessuno ancora e' riuscito ad individuare.

Il mare, prima blu, e' ora nero e coperto di catrame.

Il governatore Jerry Brown ha dichiarato lo stato di emergenza, il petrolio si e' esteso lungo circa 16 chilometri di costa, hanno chiuso le spiagge ed evacuato i campeggi.

Le operazioni di pulizia sono difficilissime - il petrolio e' dappertutto, oltre che in acqua e' finito sui sassi, nella sabbia, a riva. Ci sono circa 100 specialisti a raccogliere tutto questo materiale, sasso per sasso e a cercare di non farlo spargere ancora.

Gia' nel 1969 una delle piattaforme di Santa Barbara scoppio' lasciando dietro di se un altra marea nera. Sebbene non siano state costruite nuove piattaforme da allora, l'infrastruttura esiste, e come mostra questo episodio, gli incidenti sono imprevedibili e dalle conseguenze disastrose. Chi poteva mai immaginare che da una piccola fessura sarebbe successo tutto questo?

La lezione di Santa Barbara per l'Abruzzo e' evidente. Anche Ombrina portera' con se oleodotti e infrastruttura logistica colleganti piattaforme, FPSO e terraferma. Avremo anche noi pericoli di scoppi, fessure, e cedimenti. I monitoraggi sicuri al 100% non esistono.

La domanda non e': Potrebbe succedere lo stesso anche a noi? quanto: Una volta costruita Ombrina, quando arrivera' la prima marea nera lungo la costa teatina?

Santa Barbara ci ricorda ancora una volta che Ombrina e' meglio che non s'abbia da fare.
Molto meglio il Parco della Costa Teatina.

Friday, May 22, 2015

Altre spiagge californiane coperte dal petrolio di Santa Barbara -- a 200 chilometri di distanza






Oxnard - 150 chilometri a sud da Santa Barbara

El Segundo,
Hermosa Beach,
Manhattan Beach,
200 chilometri a sud da Santa Barbara
 quindici chilometri da casa mia



Mercoledi' 27 Maggio 2015 l'intera spiaggia di Manhattan Beach -- a neanche quindici chilometri da casa mia -- e' stata chiusa per la comparsa di macchie di catrame in spiaggia. Circa 7 miglia di sostanze oleose che nessuno sa da dove vengono. Anche ad Oxnard, cinquanta chilometri a nord da Los Angeles, ci sono macchie di catrame in spiaggia.

Santa Barbara e' a nord di Oxnard (150 chilometri) e da Manhattan Beach (200 chilometri). Il materiale petrolifero e' stato mandato a centri specializzati per capire esattamente cosa sia e se sia compatibile con il petrolio di Santa Barbara.

Non lo si esclulde.

Di certo non si tratta di perdite "naturali" dal sottosuolo. 


Pellicani al petrolio, Santa Barbara

Divieti dal 1969
ma quelli vecchi ce li teniamo



Non e' stata la prima volta a Santa Barbara. La prima, grande, memorabile, marea nera del mare di California e' stato prima che nascessi, nel 1969. Scoppio' la platform A. Finirono nell'oceano quasi 14 milioni di litri di petrolio. Morirono pesci e uccelli. Il mare divento' e resto' nero per settimane. Anche il presidente Nixon si commosse.

La risposta del paese e dell'opinione pubblica fu senza precendenti. Molte delle leggi per la protezione ambientale che abbiamo adesso in California e nel paese sono figlie di quell'evento. Anche Earth Day nasce da Santa Barbara: venne celebrato per la prima volta nel 1970 un anno dopo lo scoppio della platform A.

In teoria, abbiamo imparato la lezione in California: dopo il 1969 non sono state piu costruite piattaforme nuove nei nostri adorati oceani. Quelle vecchie pero' ce le siamo tenute e sono ancora li, con tutta la loro infrastruttura, i loro rischi, il loro invecchiare, le loro manutenzioni fatte o non fatte.

Questa volta a Santa Barbara non e' stata una piattaforma a scoppiare, ma una piu' banale fessura da oleodotto sotterrato in oceano.  Sono finiti in mare 400 mila litri di petrolio, forse di piu. Di nuovo e' tutto nero - uccelli, spiaggia, lavoratori, foche, sassi, gabbiani e gamberetti. Di nuovo fumi tossici, mascherine, campeggi evacuati, surf anneriti, stato di emergenza, trecento volontari e professionisti a pulire.  Sara' diffcilissimo mettere tuttapposto.

Questa volta sono qui, conosco bene quel mare e fa male perche' e' un po mio.

Non so se esistano posti con leggi ambientali piu severi che la California, ma se si, credo che si possano contare sulla punta delle dita. L'operatore dell'oleodotto si chiama Plains All American Pipeline ed ha sede a Houston. Negli scorsi 10 anni ha avuto 175 infrazioni per mancanza di sicurezza e di manutenzione. Fanno 17 all'anno, piu' di una al mese. Nel 2014 hanno avuto profitti per 1 miliardo di dollari.

E' evidente quindi che se e' potuto succedere qui, potrebbe succedere ovunque. Per quante premure, leggi e controlli, uno possa o voglia introdurre, le operazioni petrolifere sono pericolose - dall'estrazione, al trasporto, alla raffinazione, allo smaltimento e le ditte petrolifere proprio non ci sentono dal lato sicurezza. Non e' possibile quindi che vada sempre tutto liscio. E non esistono leggi che possano veramente evitare catastrofi come questa. E' bastata una piccola fessura. Chi mai andra' a controllare tutti i tubi che ci sono sottoterra, e sotto il mare? 

Per me la lezione e' sempre la stessa: meglio non farceli venire dall'inizio, perche' una volta venuti non se ne vanno finche' non e' stata spremuta l'ultima goccia. E questo vale per Santa Barbara, vale per l'Adriatico, vale per l'Artico. Tenere i pozzi in mare per trenta, quaranta, cinquanta anni, vuol dire che prima o poi qualcosa dovra' cedere. La domanda non e' "se dovesse succedere". La domanda e'  "quando succedera'?"

Il giorno 23 Maggio 2015 in Abruzzo si scendera' ancora in piazza per ribadire il nostro no alla petrolizzazione dell'Adriatico e contro Ombrina Mare in Abruzzo. Credo che la lezione di Santa Barbara per l'Adriatico sia chiara: non e' possibile riempire il mare da una parte e dell'altra, di pozzi, di FPSO, di tubi, di oleodotti, di petroliere che andranno e verranno, e pensare che nulla cambiera'.

Perche' qualcosa cambiera' e prima o poi, nonostante le rassicurazioni dei nostri pseudo ministri dell'ambiente ed il wishful thinking di Matteo Renzi, la corda si spezzera'. Prima o poi.

Qui le immagini del mare e della vita marina di Santa Barbara coperta dal petrolio.