1 Dicembre 1950 - 6 Febbraio 1951

Sunday, May 19, 2013

Sicilia: Transunion - D361 CR TU

E dopo l'ENI e le sue concessioni D33 BR AG e D28 BR AG ecco qui la Transunion Petroleum che decide di trivellare anche lei al largo delle coste di Sicilia.




Notare la vicinanza ad acque protette
e alla costa


Si tratta della concessione D361 CR TU,il cui termine ultimo per presentare osservazioni e' il giorno 13 Luglio 2013. Vogliono fare anche qui esplorazioni con tecniche air-gun e poi la trivellazione di un pozzo esplorativo.

Il testo e' qui ed e' stato redatto dagli amanti del mare della Sicilia Valentina Negri, Angelo Ricciato, Alessandro Criscenti ed approvato da Raffaele Di Cuia.

L'area si estende per circa 500 chilometri quadrati in totale ed e' in acque che variano dai 66 agli 800 metri: quindi anche qui si tratta potenzialmente di acque profonde.

La distanza dalla costa e' ridicola, sono circa 7-8 chilometri da riva e nelle strette vicinanze dell'area protetta ITA 050001, Biviere di Macconi di Gela.

Aree protette nelle vicinanze? Non possono mancare:

1. "Zona del Lago di Biviere ultimo resto della palude caratterizzato da rive fatte di canneti e con qualche isolotto rifugio di ricchissima avifauna in Comune di Gela”;

2. “Dichiarazione di notevole interesse pubblico del tratto di costa di Contrada Branco Piccolo sita nel Comune di Ragusa”;

3. “Territorio comprendente il Fiume Irminio e zone circostanti nei comuni di Scicli Ragusa Modica e Giarratana”;

4. “Proroga del vincolo di immodificabilità temporanea dell'area degli ambienti costieri in prossimità di Sampieri ricadenti nei territori comunali di Scicli e Modica”.

Ci sono zone di ripopolamento ittico, la GSA16, ci sono tartarughe marine, c'e' la posidonia oceanica a 13 chilometri di distanza e questo e' veramente grave: la posidonia oceanica e' una delle specie piu' importanti del mare ed e' protetta da una serie di convenzioni europee, italiane.

Sono veramente folli.

Anche qui, come sempre, e' tuttapposto.

Io non ho piu tempo di questo, ma spero che vive li si renda conto che queste sono cose irreversibili e che e' veramente folle trivellare cosi vicino alla costa, in acque profonde, e con cosi tanta ricchezza naturale e marina.






Saturday, May 18, 2013

Nuove trivelle siciliane - D33 GR AG e D28 GR AG

"Eni è oggi più che mai un’azienda vicina, aperta e dinamica. I suoi valori chiave sono la sostenibilità, la cultura, la partnership, l’innovazione e l’efficienza".

money money money money money money




Tra i punti A e B c'e' la tutela integrale.  
Il posto giusto per una trivella.


E' festa grande all'ENI. Adesso ci sono altre due concessioni al largo delle coste di Sicilia depostitate presso i ministeri romani e per i quali c'e' tempo fino a 6 e al 9 Luglio per mandare osservazioni.

I testi sono qui

D33 GR AG
D28 GR AG

Si tratta della D33 GR AG e della D28 GR AG, entrambe dell'ENI con partecipazione Edison,  adiacenti l'una all'altra, in cui si vuole fare acquisizione sismica con airgun su un area di 100 chilometri quadrati (la D 33) e su 450 chilometri quadrati (la D28) e la perforazione di un pozzo esplorativo in ciascuna concessione della profondita' complessiva di 1600 metri. L'istanza si estende a 20 chilometri da Licata, in provincia di Agrigento e a 23 chilometri sia da Gela che dalla provincia di Ragusa.

La profondita' del mare varia da 350 a 900 metri nelle due concessioni, per cui si tratta di acque profonde (e pericolose).

I comuni interessati sono Acate, Butera, Gela, Licata, Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria sparsi fra le province di Agrigento, Caltanissetta, Ragusa.

Ovviamente questa concessione non e' sola, ma ce ne sono diverse altre a tappezzare i mari di Sicilia: come per tutti i mari d'Italia e' un continuo che abbraccia tutto il contorno dell'isola. Cambiano nomi, titolari e perimetri, ma sempre buchi e trivelle sono che puntellineranno tutto il litorale siciliano se nessuno fa niente.

Come giustifica tutto questo l'ENI? Con le solite balle che secondo me neanche loro  ci credono:

L’alternativa zero, ovvero la non realizzazione delle opere, è stata considerata non applicabile in quanto il progetto, può risultare estremamente vantaggioso per l’Italia, permettendo di ridurre la dipendenza energetica dall’estero attraverso lo sfruttamento delle risorse presenti sul territorio nazionale sia marino sia terrestre.

La mancata realizzazione del progetto porterebbe a non sfruttare una potenziale risorsa energetica ed economica del territorio attraverso la produzione di idrocarburi da immettere nella rete di distribuzione nazionale.


Qualcuno deve ancora spiegargli che tutto il petrolio d'Italia non servirebbe a soddisfare che una parte piccolissima di fabbisogno nazionale e che di vantaggi per l'Italia non ce ne sono - quelli sono solo per le tasche di Scaroni e dei loro investitori.

E l'alternativa zero del lasciare il mare pulito?

Ad ogni modo ecco qui le zone protette nelle vicinanze delle concessioni D33 e D28 GR AG

Siti ZPS (Zone di protezione speciale)

· ITA 050012 Torre Manfria Biviere e Piana di Gela che si spinge per un tratto anche a mare e che
dista circa 22.2 km (circa 12 miglia marine nel punto più prossimo) dal perimetro dell’Istanza di
Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG.

Siti SIC (Siti di Importanza Comunitari)

· ITA040010 Litorale di Palma di Montechiaro a circa 29 km (circa 16 miglia marine nel punto più
prossimo) a Nord – Est dal perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG;

· ITA050011 Torre Manfria a circa 22,2 km (circa 12 miglia marine nel punto più prossimo) dal
perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG;

· ITA050001 Biviere e Macconi di Gela a circa 24,5 km (circa 13,2 miglia marine nel punto più
prossimo) dal perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG;

· ITA080004 Punta Braccetto Contrada Cammarana a circa 23,6 km (circa 12,7 miglia marine nel
punto più prossimo) dal perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG;

· ITA080001 Foce del Fiume Irmino a circa 33,3 km (circa 18 miglia marine nel punto più prossimo)
dal perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG.

· ITA080010 Fondali Foce del Fiume Irmino a circa 34,6 km (circa 18,7 miglia marine nel punto più
prossimo) dal perimetro dell’Istanza di Permesso di Ricerca d33 G.R-.AG.

Siti IBA (Important Bird Watching)

· 166 Biviere e Piana di Gela - Important Bird Area a circa 22 km (circa 11,8 miglia marine nel punto più prossimo) dal perimetro dell’Istanza che ricade parte sulla costa e parte in mare.

Ci sono poi varie “aree di notevole interesse pubblico”a circa 20 chilometri dalla concessione

1) tratto di costa di contrada Branco Piccolo sita nel Comune di Ragusa

2) zona di Falconara;

3) zona di Manfria;

4) zona del lago di Biviere;

5) zona di Punta Braccetto;

6) territorio comprendente il Fiume Irminio e zone circostanti nei Comuni di Scicli, Ragusa, Modica e Giarratana

e poi ci sono Beni archeologici sommersi, in prossimità della costa, a circa 23,5 km (12,7 miglia marine) l'Area Marina di Tutela Archeologica in Località Bulala del Comune di Gela dove sussiste una  Zona di Tutela Integrale dove sono  vietate:

· il transito, la sosta e l’ancoraggio di qualsiasi unità navale;

· la pesca professionale e sportiva svolta con qualsiasi sistema (fatti salvi alcuni casi particolari);

· l’immersione subacquea in apnea e con bombole;

· qualsiasi altra attività in superficie o in immersione non autorizzata.

Cioe' e' tutto vietato, ma a 20 chilometri di distanza uno puo' andare e fare trivelle e sondaggi, come se l'acqua del mare conoscesse confini e come se le navi volassero!!!

Ecco qui una interessante tabellina


Che dire. Ci sono solo X, niente numeri.

Se uno poi legge il progetto ci sono un sacco di blabla sul come nonostante le X tutto sara' fatto nel rispetto dell'ambiente e che tutti gli impatti sono bassi, lievi, trascurabili, nulli.

Questa in particolare fa un po ridere:

L’immissione in mare degli scarichi civili generalmente è considerata circoscritta e di carattere temporaneo. Inoltre, poiché le operazioni di perforazione sono svolte in mare aperto, va considerata anche l’elevata capacità di diluizione dell’ambiente circostante che rende tale fattore di perturbazione ed i conseguenti effetti sulle popolazioni marine poco significativi.

Notare che parlano di scarichi civili, e non di che fine fanno i fanghi di perforazione. E notare la logica: buttiamo la monnezza a mare e il mare diluisce!!!!

E i fanghi di perforazione? Dicono che quelli verranno raccolti da apposite navi che periodicamente riporteranno il materiale in terraferma.  Ma e queste navi dove transiteranno? E visto che portano via il materiale di scarto delle operazioni petrolifere con queste navi, perche' non portare via anche gli scarichi civili???

E' come una favola.
Basta crederci.




Friday, May 17, 2013

L'istituto Luce e il petrolio d'Abruzzo



Fanno tenerezza questi video dell'istituto Luce. Qui sui pozzi di Alanno, San Valentino, Pollutri, tutti in provincia di Chieti, in Abruzzo, del 1955.

Parlano di poderi che nascodono tesori, campioni, pozzi del miracolo, 450 tonnellate al giorno, alta qualita', fuochi di gioia, pozzo Cigno. Notare Abbruzzo con due bb.

We've come a long way.

Petrolio in Abruzzo 04/02/1955 - M182

Il petrolio in Italia. Alanno, nei pressi della Maiella: il giacimento di petrolio di Alanno sarà in [...] 03/03/1955 - 01217

Sgorga il petrolio dalla terra d'Abbruzzo 07/10/1955 - M217

Il pozzo Alanno 1 e' oggi classificato come sterile.

Thursday, May 16, 2013

Lo scoppio di Cortemaggiore - 67 giorni di fiamme



"Sorry, mister Mattei. Fatto il possibile. 
Questa volta non si può, penso che lei ha un nuovo Vesuvio"


Ecco qui un altro pozzo esploso in Italia - anzi due - di cui non si sa niente - Cortemaggiore,  1950.

Il primo scoppio nell' Ottobre del 1950, presso il pozzo 18, causo' un incendio che duro' 24 ore, mentre il secondo scoppio, del pozzo 21, nel Dicembre 2010 fu domato solo dopo 67 giorni di fiamme.

Sessantasette giorni.  
Cortemaggiore, pozzo 18 - Ottobre 1950

 Cortemaggiore, pozzo 21 - Dicembre 1950

L'incendio duro' dal 1 Dicembre 1950 al 6 Febbraio 1951

Per il pozzo 18, il primo dei due, si stima che circa 15 milioni di metri cubi di idrocarburi vennero persi e dovette intervenire Miron Kinley, il domatore americano dei fuochi che sarebbe poi venuto a spegnere anche il fuoco di Ragusa, nel 1955.

L'altro scoppio, quello del dicembre 1950, fu molto piu' grave - un vulcano di fiamme, 100 metri di altezza, fiamme che divamparono per oltre DUE MESI, un cratere di 100 metri di diametro alla fine, oltre 60 milioni di metri cubi fra petrolio e gas, e neanche Kinley che riesce a spegnerlo!

Il "24 Ore" (che successivamente si uni' a "Il Sole" per dare vita al Sole 24 Ore) commenta cosi:

"Hanno affrontato l’incidente con prontezza e con competenza: hanno infatti inviato un cablogramma a Mr. Kinley in Oklahoma, specialista in spegnimenti di pozzi, e Mr. Kinley è già al lavoro.

Si obietterà: sono incidenti che occorrono a tutti: lo prova il fatto che gli USA hanno un Mr. Kinley specialista in spegnimenti. Ma gli americani telegrafano a Mr. Kinley una volta ogni mille pozzi, mentre quelli dell’Agip dovrebbero costruire una villa nella zona e tenervi ben curato e ben nutrito lo specialista dell’Oklahoma dal momento che su quaranta pozzi ne sono già saltati quattro."

L'istituto Luce mostra le immagini che si possono vedere da questi link:

Esploso un pozzo di petrolio a Cortemaggiore. 13/10/1950 - 00502.

Almanacco del mondo. Esplosione a Cortemaggiore. 07/12/1950 - 00525

Cercando in internet, fra le poche cose che sono riuscita a trovare e' stato questo, il ricordo avvincente del cronista dell'epoca e queste foto dalla pagina Facebook di Salvatore Ciccorelli. Ce ne sono molte altre a questo link.

Ovviamente, se uno va su Wikipedia non trova neanche un rigo di questa storia.

E se uno va sui siti del Ministero?

Ecco qui:

Cortemaggiore 018 - esito sconosciuto 

Cortemaggiore 021 - esito sconosciuto

Esito sconosciuto. Si vede che 67 giorni di fiamme e un cratere di 100 metri di diametro non gli sono bastati.












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Piacenza Economica  - Marzo 2009

Il 3 ottobre del 1950 si verificava, a Cortemaggiore, un primo incidente con l’eruzione del pozzo n. 18, situato ad un tiro di schioppo dalla borgata, in un campo vicino alla cascina «Passera».

Il pozzo stava per essere attrezzato per la produzione quando, alle ore 13,45 - forse per colpa di una valvola che si era guastata - con un gran rombo, dal tubo di circa 12 centimetri di diametro, sgorgava violento ed altissimo un getto di gas e di fango.

Un operaio di Cortemaggiore, il sig. Oreste Filiberti di 38 anni, veniva proiettato ai piedi della scaletta del basamento sul quale era stata innalzata la torre di perforazione alta sessanta metri ma,
fortunatamente, riportava solo lievi lesioni.

Per un testimone inesperto come chi scrive - che si era recato subito sul posto - lo spettacolo era allucinante. Il gas, misto a gasolina e a sabbia, usciva ad una pressione di circa 150 atmosfere con un sibilo assordante, provocando una nube grigia. Tutto intorno si respirava gasolina e coloro che si avvicinavano erano costretti a bendarsi il capo (per evitare bruciaturesulla pelle ed irritazioni agli occhi) e ad infilarsi nelle orecchie cilindretti digarza imbevuti di vaselina bianca filante americana (per poter sopportareil terribile sibilo).

Dagli Stati Uniti venne chiamato mister Miron Kenley, il più noto ed abile «fire fighter», domatore d’eruzioni. Lo ricordo come un uomo aitante, sulla cinquantina, rosso di carnagione e con una gamba artificiale che sostituiva l’arto perduto in un incidente vicino ad un pozzo di petrolio.

Ma anche il pompiere dei pozzi - intorno al quale noi giornalisti esercitammo inevitabilmente la retorica dell’epoca - ebbe il suo daffare prima di riuscire a collocare sul tubo esterno del pozzo un manicotto d’acciaio con doppia serie di valvole.

Alle ore 15 del 27 ottobre, dopo 24 giorni, l’eruzione veniva domata e, come d’incanto, sulla pianura tormentata da quel sibilo colossale, tornava il silenzio.

Forse si erano perduti 15 milioni di metri cubi di idrocarburi.

Ma i guai non finivano lì. Il Natale del 1950 fu illuminato, nella zona di Cortemaggiore, non dalla leggendaria stella cometa, ma da una fiamma, una specie di enorme torcia, alta una cinquantina di metri, che scaturiva dal suolo e che era visibile a decine di chilometri di distanza.

Alle ore 3 del 1° dicembre 1950 si era infatti incendiato il pozzo n. 21 di Bersano di Besenzone, nel giacimento metanifero di Cortemaggiore.

Gli operai addetti al pozzo avevano sentito alcuni violenti sussulti ed avevano fatto appena in tempo a mettersi in salvo prima che si verificasse una terribile esplosione ed iniziasse la fuoruscita del gas. Pochi minuti dopo avveniva un altro scoppio, di minore intensità, e la colonna di gas s’incendiava.
Probabilmente un pezzo dell’asta metallica, scagliata contro il traliccio della torre di perforazione, aveva provocato una scintilla e quindi l’incendio.

Per il calore - qualcuno parlava addirittura di 1300 gradi - l’incastellatura d’acciaio del pozzo veniva letteralmente fusa. Già a 150 metri di distanza la temperatura era insopportabile. L’esplosione aveva mandato in frantumi i vetri delle case della zona ed anche quelli di alcune finestre più lontane,
persino nella zona di San Giorgio. Quella enorme colonna di fuoco che  s’innalzava verso il cielo forniva un colpo d’occhio memorabile.

E chi scrive - per ragioni di vicinanza certamente il primo giornalista ad arrivare sul posto - riuscì a scattare, utilizzando un filtro giallo, delle foto che rimasero storiche, nelle quali la grande lingua gialla di fuoco si stagliava contro l’azzurro cielo invernale. Più tardi, infatti, il cielo sarebbe diventato
nuvoloso e sarebbe caduta anche la neve.

Subito dopo l’incendio si bloccava il traffico sulla via Emilia perché chi passava voleva fermarsi per godere di quell’inconsueto spettacolo. Nei giorni successivi, a Cremona, fu necessario chiudere l’accesso al Torrazzo perché la gente vi si affollava per vedere dall’alto l’eruzione di quel piccolo vulcano alimentato quotidianamente da circa un milione di metri cubi di idrocarburi liquidi e gassosi.

Mister Kinley, lo specialista dei pozzi in fiamme, - che stava navigando verso gli Stati Uniti - veniva richiamato d’urgenza e, in aereo, veniva riportato in Italia.

Ce la metteva tutta, giovandosi di attrezzature speciali fatte arrivare in gran fretta dall’America, ma stavolta la fiamma era più grande e più forte di lui. Dopo una decina di giorni il pompiere dei
pozzi petroliferi dava  forfait e ripartiva alla volta di altri pozzi da spegnere in altre parti del mondo, accomiatandosi con un laconico telegramma:

”Sorry, mister Mattei. Fatto il possibile. Questa volta non si può, penso che lei ha un nuovo Vesuvio”. Insomma “ciao e state bene”.

La fiamma che si alzava, sempre altissima, dal pozzo n. 21 Bersano di Besenzone, era ormai diventata oggetto delle più velenose ironie da parte dei nemici - e non erano pochi - di Enrico Mattei. Sembrava quasi che quel fuoco fosse destinato a distruggere tutte le speranze dell’Agip.

Intorno al luogo dell’eruzione si era formato un cratere del diametro di più di trenta metri, destinato
gradualmente ad allargarsi finché, alla fine, sarebbe arrivato ad 80-100 metri.

Si era in dicembre e, come ho detto, faceva piuttosto freddo. Ma il calore sviluppato dalla colonna di fuoco era tale che, nei campi circostanti, il trifoglio nacque come se fosse primavera e addirittura il frumento incominciò a svilupparsi fino a mettere la spiga.

La fiamma scaturiva naturalmente dalla profondità del cratere tanto è vero che incominciò a bollire l’acqua dei pozzi vicini che poi finirono per prosciugarsi.

In questa situazione estremamente difficile sia sotto il profilo tecnico che sotto quello politico, trionfò ancora una volta – e, gente!, non è retorica il ribadirlo - il cosidetto “genio italico”. Quei tecnici dell’AGIP vilipesi da una parte della stampa e dagli avversari di Mattei, accusati di inefficienza e di incapacità, ebbero una“pensata”, apparentemente pazzesca, ma che si rivelò vincente.

Decisero di costruire un pozzo inclinato, ad un centinaio di metri da quello in fiamme, per
raggiungerlo in profondità e tagliare quindi l’afflusso del combustibile. Un’impresa ardua ma che, grazie alla testardaggine ed alla capacità di quei pionieri, venne portata a termine felicemente sia pure tra mille difficoltà.

Alle ore 7,10 del 6 febbraio 1951, 67 giorni dopo l’incendio, la fiamma della grande torcia si abbassava, tremava, si spegneva. Il pozzo n. 21 era domato.

Sul fondo del cratere, profondo una quindicina di metri rispetto al livello dei campi, si formava un laghetto d’acqua. Tra gas e gasolina erano bruciati, in più di due mesi, circa 67 milioni di metri cubi di idrocarburi.

Tuesday, May 14, 2013

Fracking a Foggia?




The hydraulic fracturing stimulation technique pumping energized fluids introduced in the Roseto-Montestillo field has proved to be very successful in recovering well productivity

ENI Exploration & Production, 15-17 Aprile 2013, Cairo


Durante il periodo 15-17 Aprile 2013 un gruppo di ricercatori ENI ha presentato un lavoro dal titolo "Revitalizing Mature Gas Field Using Energized Fracturing Technology In South Italy" presso la
2013 North Africa Technical Conference and Exhibition a Il Cairo, Egitto.

Gli autori, Luis E. Granado, Roberta Garritano, Raffaele Perfetto, Roberto Lorefice, Roberto L. Ceccarelli, tutti dell'ENI, affermano di avere "rivitalizzato" un pozzo di gas gia' sfruttato in passato usando nuovissime tecniche di fratturazione idraulica che incluono l'uso di fluidi "energizzanti" a base di zirconati.

Il campo scelto e' quello di Roseto-Montestillo, nei pressi di Lucera e la concessione e' la Tertiveri.

Nel testo si dice che a causa della delicatezza delle operazioni, si sono dovuti usare molti accorgimenti in tutte le fasi di progettazione, trivellamento, completamento e successiva stimolazione dei pozzi.  E' stato necessario usare "elevatissime pressioni di pompaggio" e hanno avuto problemi con i proppanti, che servono a mantenere aperte le fessure dopo le operazioni di fracking. Alla fine pero' sono arrivati ad "ottimi guadagni" in produttivita' e allo stesso tempo hanno ridotto il quantitativo dei fluidi di perforazione.

Purtroppo l'unico sito da cui la notizia e' reperibile e' quello della "Society of Petroleum Engineers"
e i dettagli sono pochi.

Dai siti ministeriali non vi e' traccia di tale intervento: i pozzi nella concessione Tertiveri sono elencati tutti come in produzione o non produttivi e non vi sono altre specifiche.

Le domande che ci si pongono allora sono sempre le stesse:

Perche' queste cose le dobbiamo apprendere dalla "Society of Petroleum Engineers" in un convegno al Cairo e non da appositi enti informativi italiani?

L'ENI aveva i permessi per fare fracking? Cosa esattamente hanno pompato nel sottosuolo? Quanto tempo sono durate queste operazioni? Quando e' successo? La gente lo sapeva?  In quali altre localita' si vuole fare fracking in Italia?

I nostri ministri lo sanno cos'e' il fracking?

E veramente vogliamo andare avanti cosi, a casaccio? Che chi prima arriva fa un po quel che gli pare e poi lo dobbiamo venire a sapere da una mezza paginetta di un convegno in Egitto? E se non c'era il convegno quando l'avremmo saputo?

Cosa aspettiamo ad aprire un dialogo nazionale, non solo sul fracking ma in generale sul modo in cui intendiamo proteggere (o non proteggere) il sottosuolo dalle trivelle - di petrolio, gas, con fracking, senza fracking, in mare, in terra o per stoccaggi di dubbia utilita'?

Infine: perche' non seguiamo l'esempio della Francia che ha vietato il fracking gia' nel 2011?









Monday, May 13, 2013

Gujarat, India: fotovoltaico sui canali

Nello stato di Gujarat in India e’ in corso un progetto sperimentale: installare pannelli fotovoltaici sui sistemi di irrigazione per rallentare l’evaporazione e nello stesso tempo generare energia.







Si tratta di un tratto di 750 metri lungo il Narmada Canal che verra’ coperto di pannelli e che portera’ alla conservazione di 900 mila litri di acqua e che generera’ 1 Megawatt di energia.

Il Narmada Canal e’ lungo circa 450 chilometri, per cui il progetto coprira’ solo un piccolissimo tratto della sua estensione. Ma e’ un progetto pilota e se tutto va bene, si cerchera’ di incrementare il chilometraggio al sole. Tutto il sistema dei canali di irrigazione invece e' lungo 19 mila chilometri - hai voglia a mettere pannelli!

L’India ha ovviamente un sacco di problemi, ma lo stato di Gujarat e' fra i piu' avanzati e industrializzati, e in questo momento genera 600 Megawatt di energia fotovoltaica e 2580 Megawatt da eolico. Qui c'e' un articolo sull'Economist di qualche anno fa.

Pian piano ci arriveremo.







Sunday, May 12, 2013

Sebastopol: seconda citta' californiana con obbligo di pannelli solari


"We are going to be number one.
Now, we're number two."


E cosi dopo Lancaster nel deserto della California del sud e nella contea di Los Angeles, anche Sebastopol nella contea di Sonoma della California del nord passa una legge secondo la quale tutti i nuovi edifici devono avere incorporato un sistema fotovoltaico che possa generare almeno il 75% del fabbisogno di energia elettrica dal sole.

Poiche' alcune zone hanno molti alberi e magari ci sono colline a fare ombra, chi non potra' arrivare alla percentuale del 75% potra' pagare una tassa o installare impianti alternativi.

Nessuno ha protestato.

Tutto questo non nasce nel vuoto: Sebastopol e' una citta' che da anni segue il sogno del sole, delle rinnovabili e della sostenibilita'.

Nel 2002 la citta' creo' Solar Sebastopol - un progetto di incentivi per il fotovoltaico che ora comprende tutta la contea e che si chiama Solar Sonoma County.

Ci sono siti web, ti dicono come fare, come prendere i finanziamenti, la lista dei contrattori, e c'e' pure "how we can help" e "what you can do", con possibilita' di fare volontariato e di imparare.

Grazie a questi incentivi, dal 2003 ad oggi Sebastopol ha generato circa 1.2 megawatt di potenza dal fotovoltaico, che basta per dare elettricita' a 600 case.

A Sebastopol vivono 8,000 persone.

E perche' l'obbligo? Dicono che il momento migliore di installare il fotovoltaico e' al momento della costruzione e che siccome i costi sono finalmente diventati sufficentemente bassi, l'obbligo non e' un fardello per i costruttori.

La cosa bella e' che il sindaco di Sebastopol e' un democratico, mentre invece quello di Lancaster e' un repubblicano - come dire, siamo tutti d'accordo e non ci sono differenze politiche qui. 

Anche il governatore, Jerry Brown e' un fortissimo sostenitore del solare. Voci di corridoio dicono che il modello diventera' legge in tutto lo stato nel 2020.