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31 Marzo 2015 - piattaforma 23051

Friday, April 24, 2015

Lo stato dell'Oklahoma riconosce le trivelle come causa di terremoti





Dopo anni di scetticismo e di negazionismo lo stato dell'Oklahoma ha dovuto accettare la realta': il consenso scientifico che i terremoti che continuano ad affliggere lo stato siano indotti dalla reiniezione di materiale di scarto dalle operazioni petrolifere nel sottosuolo.

Hanno fatto di piu': il Dipartimento dell'Energia e dell'Ambiente dello stato dell'Oklahoma ha aperto un sito web in cui si illustrano le connessioni fra l'attivita' estrattiva e la sismicita'. Nel sito c'e' pure una  mappa iterativa che mostra gli epicentri dei terremoti e i pozzi di reinieizione e di estrazione.  L'Oklahoma Geological Survey ha anche rilasciato una affermazione secondo il quale e' altamente probabile che questi siti di reinizione di materiale di scarto possano causare la sismicita' indotta. 

Insomma, solo chi non vuole capire, non capisce.
Secondo l'Oklahoma Geological Survey, la maggior parte dell'attivita' sismica si snoda nel 15% del territorio dello stato che e' stato maggiormente interessato alla reiniezione. Nel 2011 ci sono stati   diversi terremoti di magnitudo superiore a 5.0, presso Prague.

Il governatore repubblicano Mary Fallin ha accettato la realta', dicendo che si e' all'opera per cercare di capire come uscire da questo problema. Altri politici locali, come il consigliere statale democratico Cory Williams, dice che finalmente la politica dell'Oklahoma ha tirato su la testa fuori dalla sabbia. Gli unici che restano scettici, sono sempre gli stessi: i petrolieri. Dicono che ci vogliono altri studi. Si vede che le dozzine di pubblicazioni su Science e su PNAS o non li leggono o non li vogliono leggere. L'Oklahoma Oil and Gas Association dice che "potrebbe anche essere che ci sia un legame fra terremoti e pozzi di reinizione ma non ne sappiamo ancora abbastanza."Cory Williams, che rappresenta uno dei distretti dell'Oklahoma piu' colpiti dai terremoti attorno alla citta' di Stillwater dice che e' ora di portare avanti una moratoria e di fermare la reinzione nel nord e centro dell'Oklahoma che secondo l'Oklahoma Geological Survey e' la parte piu rischiosa dello stato.

Per ora i venditori di assicurazioni sulle case e sulle proprieta' devono fare dei corsi di aggiornamento sulla sismicta' indotta. Ben poche persone compravano assicurazioni contro i terremoti prima del 2010 - e infatti terremoti non ce ne erano quasi. Adesso anche per chi volesse comprare l'assicurazione e' quasi impossibile. Alcuni residenti hanno portato avanti cause direttamente contro i petrolieri. 

In Oklahoma ci sono circa tre terremoti al giorno di magnitudo 3 o maggiore. Prima del 2008 erano uno all'anno. Il tasso e' cresciuto del 600% nel giro di nemmeno 10 anni. Nel 2013 ci furono 109 terremoti di magnitudo 3 o superiore. Nel 2014 sono stati 585.  Nel 2015 se va avanti cosi ce ne saranno 900.

Thursday, April 23, 2015

Lo scoppio del golfo del Messico in numeri: balene, uccelli, delifini, persone



Quello che si vede qui e' la carcassa di un delfino.

Morto e coperto di petrolio. 

Dal Golfo del Messico.

Nel 2015, non nel 2010.

E' stato trovato presso Elmer's Island, nei mari della Louisiana da un villeggiante che non solo ha trovato il delfino morto ma anche vari ammassi di petrolio, che parevano sassi malleabili e con i quali i bimbi giocavano. Pensavano fosse plastilina.

Cinque anni e ancora il petrolio in giro per il golfo.

Intanto ecco qui:






Tuesday, April 21, 2015

Azle, Texas: 27 terremoti in tre mesi di sismicita' indotta da trivelle






There appears to be little doubt about the conclusion that the earthquakes were in fact induced  There's almost an abundance of smoking guns in this case.

USGS seismologist Susan Hough, sulla sismicita' indotta a Azle, Texas.


Dal Novembre del 2013 fino al Gennaio 2014, per 84 giorni, la terra ha tremato attorno a Fort Worth, in Texas. Ci sono stati 27 terremoti di magnitudo 2 o maggiori. Nei precenti 150 anni, il numero di terremoti e' stato zero. Il geofisico Matthew Hornbach della Southern Methodist University (SMU) semplicemente dice che le faglie della zona "have been inactive for hundreds of millions of years".

Cosa succedeva a Forth Worth in quegli 84 giorni oltre ai terremoti? Trivellavano la terra alla ricerca di gas naturale, estraevano e reiniettavano materiale di scarto nei pozzi di reiniezione. Ogni santa volta che si estraeva "acqua" di scarto e la si ripompava nel sottosuolo, la terra tremava, e viceversa, quando si fermavano le iniezioni o le estrazioni, si fermanvano i tremori.

I movimenti di petrolieri e di territorio sono stati monitorati, studiati, analizzati da geologi e geofisici dell'USGS e della SMU che hanno concluso -- loro e non la D'Orsogna -- che "removing brine saltwater from the wells in the gas production process and then injecting that wastewater back underground represent the most likely cause for the swarm of quakes".

Chiaro, no? La rimozione delle acque saline dai pozzi durante la produzione di gas e la reiniezione di quelle stesse acque di scarto nel sottosuolo rappresentano la piu' probabile causa dello sciame sismico. 

La cosa interessante e' qui si mettono il relazione alle trivelle non solo la reiniezione di materiale di scarto nel sottosuolo ma anche l'estrazione di acque di produzione, che sono naturalmente disciolte fra gli idrocarburi e che madre natura ha seppellito milioni di anni fa.

Il lavoro, di cui Matthew Hornback e' l'autore principale, e' stato pubblicato su Nature Communications. Oltre a questa conclusione, gli autori dell'articolo hanno potuto prevedere quando e dove i terremoti sarebbero successi, usando modelli matematici che collegavano i cambi di pressioni nel sottosuolo, la posizione dei pozzi, e la geologia delle faglie.

Hornbach dice che le trivellazioni e le reinizioni di materiale petrolifero sono gli eventi maggiormente correlati con la posizione e le occorrenze temporali dei terremoti. Nessun altro motivo valido e' stato trovato che potesse avere senso.

Il geologo Susan Hough, anche lei dell'UGSS dice che non possono esserci dubbi che i terremoti sono stati indotti, e che l'evidenza e' chiara.

Ovviamente  non e' la prima volta che si giunge a conclusioni simili, Kansas, Oklahoma, Ohio, California, tutti hanno riportato casi di sismicita' indotta da trivelle.  Per dirne una, in Kansas dall'inizio del 2015 ci sono state la bellezza di 950 scosse di magnitudo 2 o maggiore nei pressi di siti trivellati, secondo l'USGS.

Solo in Italia, nazione che ha un territorio molto piu' ballerino del Texas o dell'Oklahoma, e che il governo Renzi vuole dare in pasto ai petrolieri con lo Sblocca Italia, la sismicita' indotta non potra' mai succedere, mai e' successa, e mai succedera'. In Italia abbiamo un patto con il diavolo.


Monday, April 20, 2015

Scoppio di pozzo di gas in India: 12 feriti e fiamme in liberta'

Si tratta della Parseley Energy. 

E' difficile tenere il conto!




"It is a major fire, and we rushed to the spot with our equipment, 
but we are unsure of how to control it. 
We have to remain 500 meters away from it due to the heat generation."


Sabato 18 Aprile 2015 almeno 12 persone sono rimaste ferite durante lo scoppio di un pozzi di gas naturale ad Olpad, nei pressi della citta' di Surat in India. Di questi, nove sono finiti all'ospedale e quattro sono in condizioni molto gravi. Il pozzo era della ditta nazionale petrolfiera indiana, la ONGC.

Stavano riparando un blow-out preventer, quando e' scoppiato l'incendio. Hanno cercato di usare estintori per contenere le fiamme, ma alla fine hanno lasciato il fuoco ardere finche c'era da ardere, come e' prassi "normale".  I vigili del fuoco non sapevano cosa fare,  non potevano avvicinarsi piu di 500 metri dallo scoppio per paura di farsi male e quindi si sono arresi.

Erano due giorni che il pozzo perdeva gas e infatti i residenti sentivano le puzze di uova marcie nei loro paesi, e poi hanno sentito pure lo scoppio.

Non e' ben chiaro se il pozzo abbia finito di ardere o no.

Evviva,

Il golfo del Messico 5 anni dopo : non solo BP








E' il quinto anniversario dallo scoppio del pozzo Macondo nel Golfo del Messico. Di questo scoppio si sono dette tante cose, 11 morti, inquinamento persistente, atteggiamento prepotente da parte della BP, cause in tribunale, pesca morta, vite spezzate. Ne parleremo ancora per anni a venire, ne sono certa.

Ma ci sono altre tragedie piu o meno grandi che feriscono il golfo del Messico ogni giorno e di cui non si parla quasi mai.

Il Golfo del Messico e' costellato di ben 3000 pozzi petroliferi, fra attivi ed abbandonati.

3000.

E poi c'e' la piattaforma 23051, della Taylor Energy.

Nel 2004 l'uragano Ivan scateno' la sua furia distruttrice lungo le coste della Louisiana. Le onde furono cosi' forti che una piattaforma della Taylor Energy, appunto nel sito 23015, si stacco' dal supporto marino e collasso'. Collegati alla piattaforma c'erano 26 pozzi, tutti danneggiati o distrutti. Sono passati quasi 11 anni da allora.

Si presume che tutti i 26 pozzi perdano ancora adesso, con macchie, scie colorate in tutte le direzioni attorno al relitto della piattaforma 23051. Nessuno vede, nessuno sente, nessuno agisce. Nessuno se non le solite piccole non-profit, individui innamorati del mare, che hanno cercato di tenere alta l'attenzione su questo tema nel tempo. In particolare la piccola-grande Sky Truth che fa foto da satellite per scovare danni ambientali in giro per il pianeta. E' guidata da un geologo, John Amos. Hanno catalogato e fotografato tutte le perdite da 23051 nel corso degli anni. Le loro stime sono di circa 1.1 milioni di galloni di petrolio persi nel mare, circa 4 milioni di litri. La lista delle perdite e' strabiliante ed e' qui.

Finalmente, nel Settembre 2014 le autorita' decidono di indagare e in questi giorni l'Associated Press ne fa un reportage denuncia - dopo avere analizzato 2300 segnalazioni arrivate negli scorsi anni sul sito 23051. I giornalisti  dell'Associated Press, Michael Kunzelman e Jeff Donn non usano mezze parole. Secondo loro la Taylor Energy ha cercato di minimizzare l'impatto e la grandezza delle perdite ed i danni sono molto peggiori di quanto la ditta voglia far credere. Per la sua durata temporale, potrebbe essere uno dei peggior disastri nel golfo.

La Taylor Energy non nega che il suo pozzo perda. Da undici anni a questa parte. Ma secondo le ultime stime dell'Associated Press, i quantitativi di petrolio dispersi in mare dalla piattaforma sono venti volte superiori a quanto ammesso dalla Taylor Energy.

La Taylor Energy ha fissato i quantitativi di petorlio persi in mare a 22 galloni al giorno nel 2008, circa 80 litri quotidiani. Poi hanno detto che successivamente si e' passati a 12 galloni al giorno, circa 30 litri. Adesso sono solo 4 galloni. Ma le indagini dell'Associated Press, non hanno riconosciuto queste stime. Anzi, il loro lavoro certosino ha portato a riconoscere che i quantitativi di petrolio in mare invece aumentano, le macchie diventano sempre piu grandi e i cosi pure i volumi coinvolti.
Si parla di circa 91 galloni di petrolio al giorno adesso, presumibilmente molto di piu negli anni scorsi. 

L'Associated Press dice che di questo pozzo che perde, non se ne vedra' la fine per molto tempo ancora.

La Taylor Energy ha venduto tutte le sue proprieta' nel 2008.

Le e' rimasto un solo addetto full-time.
E un relitto in mare che perde da 11 anni a questa parte.

Qui le immagini del sito 23051 della Taylor Energy

Saturday, April 18, 2015

Vancouver: dopo le perdite di petrolio, si passa al 100% da rinnovabili





Il giorno 26 Marzo 2015 c'e' stata una perdita di petrolio nella baia della citta' di Vancouver - la English Bay - che ha inquinato acqua e vita marina. Il petrolio -- circa 3000 litri -- non era un quantitativo enorme ma e' arrivato sulle sponde dei parchi costieri della citta'.

Se ne sono accorti due persone che facevano un giro in barca ricreativo. Puzzava di asfalto. La macchia che hanno visto era di 500 metri lunga e larga 250.

Era Bunker C oil, anche noto come fuel oil No. 6. Questo tipo di petorlio e' quello usato di norma nelle navi cargo in tutto il mondo. E' petrolio pesante e viscoso - cioe' con molecole di CH molto lunghe. E' considerato molto tossico alla vita marina, e forma palle bituminorse che possono anche essere trasportate alle lunghe distanze.  Non evapora e spesso finisce sotto il livello del mare - cioe' non si vede.

Sono state inqunate circa 16 spiagge, tutte chiuse per settimane.

Sono state infatti riaperte solo pochi giorni fa, e in qualcuna e' ancora vietato l'accesso.

Una volta scoperta la macchia ci hanno messo cinque ore solo per iniziare le operazioni di contenimento e molte sono state le critiche sulla lentezza delle operazioni.   Alla fine ci hanno messo un giorno intero per cercare di contenere il tutto.

Lo stesso esatto giorno il sindaco Gregor Robertson ha annunciato di volere usare solo rinnovabili per la sua citta'  - elettricita', trasporti, aria condizionata e riscaldamento, tutto da rinnovabili entro il 2035.

In questo momento Vancouver e' al 32% da rinnovabili, per cui l'obiettivo della citta' e' abbastanza ambizioso - specialmente per il reparto trasporto con i mezzi pubblici per la maggior parte alimentati da benzina e diesel. Ci sono' pero molte iniziaive per ridurre l'uso di automobili con bici, trasporti pubblici.

Oltre Vancouver anche San Francisco, Copenhagen e Sydney, hanno annunciato di volere arrivare al 100% da rinnovabili nei prossimi anni.

Ma l'elefante nella stanza e' il Northern Gateway Pipeline, una specie di fratello minore del Keystone pipeline che dovrebbe andare dalle Tar Sands del Canada fino a Vancouver per poi andare in Asia, e in altre raffinerie del mondo. Ovviamente piu' petroliere, non potranno che aumentare i rischi di maggiori riversamenti di petrolio nella baia di Vancouver - rinnovabili o non rinnovabili.

Thursday, April 16, 2015

Marea nera anche alle Canarie









E cosi dopo solo pochi mesi dalle proposte trivellanti al largo delle isole Canarie, ecco qui: scia petrolifera di sei chilometri e mezzo in mezzo al mare.  

Arrivano da una nave russa, la Oleg Naydenov, con 1400 tonnellate di carburante che ha preso fuoco a Las Palmas, domenica scorsa. Non e' ben chiaro perche' la nave sia stata portata al largo dopo l'incendio, fatto sta che arrivata in mare aperto, a circa 24 chilometri a sud dell'area turistica detta
Maspalomas, si e' inabissata con tutto il suo carico di carburante e .. voila'. Sono comparse le macchie di petrolio in superficie.

Anche qui vogliono mandare un robot a vedere cosa succede, a 2.4 km sotto il livello del mare, dove vivon delfini e tartarughe.

Si teme che la nave si spezzi e che ancora piu' carburante possa arrivare in superficie.

A tutti sono tornate in mente le immagini della Prestige, inabissatasasi in Galizia nel 2002 e da cui, dopo essersi spezzata, sono fuoriuscite 23,000 tonnelate di petrolio amaro, inquinando Spagna, Francia e Portogallo.

Ovviamente tutti si chiedono chi ha avuto la brillante idea di mandare al largo una nave che si stava incendiando.