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India, elettricita' dal sole

Tuesday, September 2, 2014

Petrolio nei fiumi: Veracruz, Messico

Veracruz, tartarughe morte dal petrolio della Pemex







Veracruz, Messico.

Se prendi l'aereo negli USA ci sono le pubblicita' che ti invitano ad andarci in vacanza, per un fine settimana, per rilassarti, e per creare ricordi. E' tutto blu e luccicante.

A Veracruz pero' ci sono anche tutta una serie di operazioni illegali di estrazioni di petrolio: siamo nel fiume Hondo nei pressi della localita' Tierra Blanca dove il giorno 27 Agosto 2014 ci sono state perdite massiccie di petrolio da oleodotti della ditta petrolifera nazionale del Messico, Pemex.

Sei chilometri sparsi lungo il fiume Hondo per la precisione con la morte di tartarughe, uccelli, conigli, e pesci. Secondo le autorita' pero' la Pemex non vuole riconoscere l'entita' dello sversamento, presumibilmente per non dover pagare danni. Dicono che la colpa e' di ladri che hanno cercavano di rubare la benzina dagli oleodotti.

Inizialmente si era cercato di contenere il tutto, ma le pesanti pioggie degli scorsi giorni hanno portato alle esondazioni dell'acqua inquinata dal fiume e a una maggiore diffusione delle sostanze tossiche nell'ambiente, che hanno anche devastato le foreste nelle vicinanze. C'e' molta preoccupazione perche' l'acqua inquinata del fiume potrebbe adesso contaminare anche la vicina Laguna Maria Lizamaba, una attrazione turistica di Veracruz.

L'inquinamento del fiume Hondo e' solo l'ultimo di gravi problemi ambientali petroliferi in Messico dove migliaia e migliaia di pesci morti sono stati rinvenuti a Guadalajara, e dove altre operazioni di petrolio hanno inquinato il fiume San Juan river nello stato di Nuevo Leon.

Il giorno 6 Agosto 2014 invece circa 40,000 metri cubi di monezza tossica proveniente da una mina di rame sono stati riversati in un fiume - e' stato uno dei piu' grandi disastri ambientali della storia del Messico.

Vaticano: divestite dalle fonti fossili!


Per puro caso, l'ENI in piazza San Pietro





Il gruppo 350.org, guidato da Bill McKibben, e' uno dei principali movimenti del mondo contro i cambiamenti climatici. Nel corso degli anni hanno lanciato varie iniziative, fra cui sit in alla Casa Bianca contro l'oleodotto Keystone XL dal Canada, o "Hands on the Sand", catene umane lungo la spiaggia contro le trivellazioni, evento ripreso anche in Italia.

Qualche anno fa hanno iniziato una campagna per chiedere ad universita' ed enti di pubblici di divestire dalle fonti fossili. In questi giorni hanno lanciato un nuovo appello: chiedere anche al Vaticano di divestire da petrolio e gas.

Il gruppo di Bill Kibben si ispira alla imminente enciclica di Papa Francesco sul ruolo dell'umanita' nella cura della Terra, e ricorda che se e' eticamente sbagliato distruggere il pianeta, allora e' anche eticamente sbagliato trarne profitti. E questo e' qualcosa su cui tutti possono essere d'accordo - cristiani ed atei.

Negli ultimi due anni, centinaia di universita', citta' e comunita' di fede in tutto il mondo hanno aderito all'iniziativa di divestire dalle fonti fossili.  Nel mese di giugno 2014, l'Universita' di Dayton in Ohio e' diventata la prima universita' cattolica ad impegnarsi nel divestimento. Ora e' il momento del Vaticano: papa Francesco ha l'opportunita' di aggiungere la sua voce -- e quella di 1.2 miliardi di cattolici -- alla richiesta di divestimento dalle fonti fossili.

Il Vaticano e' stato il primo stato del mondo ad emissioni zero di CO2, e questo e' un buon inizio.  Ma non basta: adesso viene chiesto al papa di usare il suo potere affinche' la Banca del Vaticano, con il suo bottino di 8 miliardi di dollari, cessi ogni investimento nell'industria fossile, perche' e' questa la principale responsabile dei cambinamenti climatici.

Il papa ne ha parlato in varie occasioni, ed e' evidente che sussiste un imperativo morale ad agire: se non facciamo nulla le conseguenze saranno disastrose, specie per i piu' vulnerabili.

La campagna per il divestimento dalle fonti fossili e' stata finora di gran successo: a Luglio il World Council of Churches, che rappresenta circa 500 milioni di persone ha votato per il divestimento. La Chiesa Cattolica non fa parte di questo gruppo.  Ad Aprile del 2014 vari gruppi religiosi dall'Australia e dal Nord America hanno scritto al Papa Francesco, illustrando perche' il divestimeno fosse un imperativo morale per la Chiesa Cattolica.

E' evidente che se la banca del Vaticano decidesse di seguire una strada simile, sarebbe un segnale forte anche per il nostro scellerato governo che pare ancorato in tutto e per tutto alle trivellazoni in ogni parte d'Italia.






Friday, August 29, 2014

La rivoluzione energetica dell'India, un pannello solare alla volta













L'Uttar Pradesh

Narendra Modi, il primo ministro indiano

Barsana e’ un piccolo villaggio agricolo dello stato dell’Uttar Pradesh, India. Lungo le sue strade poloverose si animano mucche, meracatini, sari colorati.

Tutto parrebbe normale, se non fosse che Barsana vive una sua personale piccola-grande rivoluzione energetica. Da qualche mese a questa parte infatti c’e’ un proliferare di pannelli fotovoltaici installati sui tetti a generare energia dal sole. E’ energia economica, distribuita, facile, a portata di tutti. Sono scene che si ripetono in tutta l’India meridionale e da un po anche nell’Africa sub-sahariana.

Piu’ di un milardo di persone, nel 2014, non ha accesso a fonti di energia stabili. Questo impedisce le piu’ basilari funzioni quotidiane che noi occidentali tendiamo a dare per scontate, impedisce lo sviluppo di attivita’ economiche, delle comunicazioni, di assistenza medica, di refrigerazione delle merci.

D’altro canto, l'organizzazione mondiale della sanita' stima che ogni anno circa 4 milioni di persone a causa dell’esposizione a fonti energetiche adalto impatto ambientale usate per cucinare o per illuminazione, come il kerosene o il diesel. La luce generata da candele e da lampade ad olio e’ poco adatta alla lettura, agli studi o a qualsiasi forma di commercio notturno. A volte ci possono anche essere incendi involontari. E’ evidente che ci vuole qualcosa di meglio.

Per tanti anni, l’approccio dell’India e’ stato per lo stato di costruire mega-centrali alimentate a carbone, a gas, a petrolio. La rete elettrica pero’ ha bisogno di manutenzione, che non sempre c’e’, e cosi ogni tanto interi quartieri perdono l’elettricita. Per molti la domanda “c’e’ o non c’e’ la luce” e’ una incognita giornaliera. Nel 2012 una serie di fallimenti del sistema porto’ il buio a circa 700 milioni di persone.

Nonostante tutto, circa 400 milioni di indiani sono ancora senza elettricita’.

Il nuovo governo indiano ha pero’ deciso di cambiare rotta e di affidarsi all’energia distribuita, low cost ed indipendente. Il sole. A Maggio del 2014, il primo Ministro Narenda Modi ha infatti annunciato un programma per portare almeno la piu’ basilare forma di illuminazione a tutte le case indiane entro il 2019. Qual’e’ questa forma di illuminazione? Lampadine, alimentate dal sole.

E no, non ci vogliono mega investimenti. Hanno escogitato un sistema facile. Basta un telefonino. Una partnership privata-pubblica infatti installa pannelli solari sui tetti delle case o su edifici pubblici. Chi sta dentro, quando vuole l’elettricita’, digita un codice apposito e voila’, la luce in casa si accende. Si paga in proporzione a quanto si usa e le tariffe sono accessibili a tutti.

L’idea di usare le rinnovabili per villaggi remoti del mondo in via di sviluppo non e’ nuova, ma spesso i costi erano proibitivi. Le cose sono cambiate con l’avvento di tecnologie LED migliori, e di abbassamento dei prezzi sia di pannelli che di batterie.

La rete elettrica non serve piu’.

L’Uttar Pradesh e’ considerato il cuore di questo esperimento, essendo uno dei piu’ grandi e piu’ poveri di tutta l’India.

La parte privata della partnership con il governo si chiana Simpa ed e’ una ditta nata nel 2011. In soli tre anni e’ raddoppiata in numero di impiegati e si stima che entro il 2014 si arrivanno a circa 75,000 persone servite.

Un’altra delle ditte coinvolte e’ la OMC power che gestisce mini impianti solari, di circa 40 kilowatt l’uno che sono usati per ricaricare batterie, telefonini e lanterne LED per illuminazione. Uno puo’ abbonarsi al servizio per circa 120 rupie al mese (poco piu’ di un euro) e ogni giorno ricevere la sua bella lanterna carica al mattino e restituire quella scarica del giorno prima. Il kerosene costerebbe circa il doppio – e ovviamente inquinerebbe molto di piu’.

La OMC e’ passata da un impianto di energia solare nel 2011 a varie decine nel 2014. Per la fine di quest’anno contano di arrivare fino a cento impianti. Il successo e’ palpabile: i negozi sono aperti piu’ a lungo, i soldi risparmiati dal kerosene possono essere usati per altri commerci. Le lampade vengono usate per mungere le mucche prima dell’alba, le donne che fanno i sari hanno a disposizione luce migliore quando cuciono la sera, i ragazzini posono leggere e studiare anche dopo il calar del sole.

L’Agenzia Internazionale per l’Energia si e’ posta come obiettivo quello di far arrivare l’elettrcita’ in tutto il mondo nel 2030. Per arrivare a questo obiettivo sarebbero necessary investimenti pari a $48 miliardi di dollar l’anno.

Sono tanti soldi?

Beh, ogni anno si spendono circa $37 miliardi di dollari solo per l’elettricita’ da kerosene. D’altro canto, l’industria del petrolio e del gas riceve ogni anno circa $500 miliardi di dollari sottoforma di sussidi governativi e sconti fiscali. Exxon Mobil e compari ne hanno proprio bisogno?

Nell’Uttar Pradesh e’ arrivata una tempesta. E’ andata via la luce a quasi tutto il vicinato, come succede sempre in tempo di monsoni. Ma il signor Singh e’ un cliente della Simpa. Digita il suo codice. La Simpa verifica che e’ tutto in regola con i pagmenti. La luce bianca e pulita si accende magicamente sul futuro.

Tuesday, August 26, 2014

La Scozia e le turbine a mare

Le turbine della MeyGen

Le turbine sotto il mare

Una delle turbine

Pentland Firth

Pentland Firth

Scozia, MeyGen


Wales, Spirit of the Sea

La Scozia sta mettendo a punto il piu' grande impianto di energia dalle maree. 

Siamo a Pentland Firth, nel nord della Scozia, dove si conta che una volta completato il progetto della Atlantis Resource detto MeyGen dara' elettricità a 175.000 case usando l'energia delle correnti marine. 

Le turbine saranno installate nel cosiddetto Inner Sound, uno stralcio di mare fra la Scozia e l'isola di Stroma, disabitata dagli anni '60 e dalle ottime maree.

E' questo un progetto ambizioso, che ha coinvolto il governo centrale, il governo scozzese e ditte private. 

Verso la fine del 2014 si installeranno le prime turbine da 1.5 MegaWatt. Si iniziera' con quattro ma si prevede di arrivare a una sessantina nel 2020 e a regime a ben 269 turbine sul fondo del mare. Il primo ministro dell'energia britannico, Ed Davey ha detto che

"Questo progetto innovativo ed emozionante mostrano al mondo la Scozia e il Regno Unito come leader mondiale nella tecnologia marina con posti di lavoro , maggiore sicurezza energetica e la possibilità di esportare questa tecnologia per il mondo."


Il Regno Unito possiede circa il 50 per cento delle risorse energetiche marine d'Europa, e se si stima che le correnti oceaniche potrebbero fornire al paese almeno il 20 per cento del fabbisogno nazionale.

Anche il Galles ha presentato il progetto "Spirit of the Sea" per la generazione di circa 400 kilowatt di energia dalle maree.

Qual'e' il risultato di tutto questo - nel suo complesso? Intanto e' la prova che l'intelligenza umana e' piu grande di quanti dicono che non possiamo fare a meno di buchi e di trivelle. Ma soprattutto che tutto queste nuove tecnologie possono farci immaginare un domani veramente libero da forme tradizionali e centralizzate di energia - carbone, petrolio e gas.

E questo non lo dico io, ma la banca d'investimenti UBS che ha appena pubblicato un rapporto secondo il quale in Europa i costi per le rinnovabili scenderanno drammaticamente. Dicono ai propri investitori che e' importante adesso iniziare ad investire in modo massiccio su reti intelligenti di distribuzione, a scala locale e in modo integrato. L'UBS prevede che nei prossimi dieci anni le vecchie centrali a carbone e gas chiuderanno per non essere piu' sostituite e che  lasceranno il passo a nuove forme di elettricita' da rinnovabili. Prevedono che i paesi guida saranno la Germania, la Spagna e l'Italia per via degli alti costi dell'energia tradizionale.

In una nota ai suoi investitori, la UBS dice "It’s time to join the revolution”- come dire, bye bye al vecchiume trivellante e centralizzato e buon giorno al sole, al vento, al mare.




Tuesday, August 19, 2014

Carpignano Sesia: l'ENI non cambia ne il pelo ne il vizio

ENI, Petroceltic, Compagnia Generale Idrocarburi 
Circa 730 kmq

Northern Petroleum - permesso di ricerca accordato il 17 Luglio da Franco Terlizzese
pozzo esplorativo di 4,500 metri 

Circa 460 kmq


Enel Longanesi Developments - permesso di ricerca accordato il 21 Luglio da Franco Terlizzese
Pozzo esplorativo di 3,200 metri o di 7,000

Tremila o settemila,  che differenza vuoi che faccia!!!

Circa 600 kmq



Ma nessuna paura - questi signori devono pagare un canone annuo di 5.16 euro per kmq. Fanno la bellezza di 3000 euro all'anno per Cascina Graziosa, 2300 euro per Cascina Alberto e 4000 euro per Carisio. Dai che ce la facciamo ad usire dalla crisi con il petrolio!


Dal conferimento di VIA della concessione Cascina Graziosa:



In alto: Non sono previsti "interventi diretti" sul territorio. 
In basso: Facciamo il pozzo di 3.200 metri (o di 7.000!!)

E' un intervento indiretto degli alieni????

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E cosi, ritornano. Non si arrendono mai. Beati loro -- la loro ignoranza, la loro testardaggine e la mancanza di qualsivolgia senso di responsabilita' civile.

La storia di Carpignano Sesia e' simile a quella di molte altre citta' italiane - in cui Mr. Petrolio arriva e decide che puo' fare quel che gli pare di campi, case, laghi, fiumi, boschi come se gli appartenessero. Per loro Carpignano e' solo una macchietta in una cartina senza vita, e magari l'illusione di una fabbrica di banconote. E questo vale per tutte le Carpignano dell'Italia al petrolio.

Nel caso specifico siamo in provincia di Novara, non lontano da Trecate dove gia' un pozzo scoppio' nel 1994. L'ENI nel 2011 aveva preso di mira un campo agricolo vicino alle case dei residenti per farci un ridente pozzo di petrolio. Conosco Carpignano perche' abbiamo fatto un incontro pubblico, una sera d'estate, qualche anno fa. Ho dei bei ricordi dei giorni trascorsi li e delle persone che mi sono rimaste nel cuore. E' una comunita' piccola, immersa nel verde, con il fiume che lo attraversa e dove la gente vuole solo la santa pace di occuparsi di vigneti, di agriturismo, di produzione di formaggio e di salumi.

A suo tempo ci furono sensibilizzazione, eventi, proteste da parte dei residenti. Una storia bella di una comunita' intera che si oppone a un colosso senza cuore. Un referendum raccolse il 95% di "no" alle trivelle, e anche Novara, capoluogo di provincia, si oppose. Alla fine l'ENI decise di togliere il disturbo -- almeno momentaneamente -- promettendo pero' di spostare il pozzo in aree "meno sensibili".

E cosi, eccoli di nuovo alla carica sotto il solleone due anni dopo. Il 1 Agosto 2014 la Regione Piemonte convoca i sindaci della zona e gli assessori regionali per dirgli che l'Ente Nazionale Idrocarburi e' tornato alla carica e che vuole ripresentare il suo progetto trivellante - a circa due chilometri da dove era stato inizialmente proposto.

Ai sindaci viene spiegato che questo sara' l'inizio di "un più ampio insediamento di pozzi di estrazione nell’ambito del permesso Carisio”. 

Non c'e' solo l'ENI a Carpignano Sesia, ma anche la sua amica irlandese Petroceltic. Le due si dividono la concessione Carisio di 730 kmq. Una piccola percentuale della concessione appartiene alla Societa' Generale Idrocarbuir.
 
Poco distante da Carpignano c'e' la concessione Cascina Alberto di 460 kmq di proprieta' della Northern Petroleum, ditta australiana, e la concessione Cascina Graziosa di circa 600 kmq della Enel Longanesi Development.  Questi due permessi sono stati accordati nel Luglio del 2014.

Nel complesso le tre concessioni ospiteranno pozzi e infrastrutture in sei province  del nord ovest: Novara, Vercelli, Biella, Varese, Milano, Pavia. Notare i nomi delicati e innocui che si scelgono.

I motivi per cui tutto questo e' folle sono gli stessi che si applicano ad ogni angolo d'Italia: ci saranno rischi di inquinamento di aria e di acqua, l'arrivo di infrastuttura pesante che mal si sposa con la vocazione e l'immagine del territorio da cui si produce riso, vino e miele, e sopratutto con i desideri di chi a Carpignano e dintorni c'era gia' prima di ENI e Petroceltic.

Nessuna paura pero'. I petrolieri sono chiamati a pagare ben 5.16 euro per chilometro quadro l'anno e per ciascuna delle loro concessioni - cioe' in cambio di circa 1800 chilometri quadrati di territorio piemontese e lombardo pagheranno 10 mila euro annui.

Cui prodest?

Interessante il commento del CEO della Northern Petroleum sulla concessione Cascina Alberto (in precedenza nota come Gattinara) : “The award of these permits demonstrates that the administration in Italy is now actively progressing with approvals that have been outstanding for some years"

Presumibilmente ci riferisce all'ennesimo nuovo governo, quello di Matteo Renzi che ora "attivamente procede" alle approvazioni.

Vorrei tanto sapere cosa ha da dire il diretto interessato in tutto questo. Non era Matteo Renzi che diceva che la "green economy e' la chiave del futuro del Paese"? Ma dove e come e quando la facciamo questa benedetta green economy se a furia di stoccaggi e di trivelle distruggiamo tutto il green che ci e' rimasto? Veramente il futuro dell'Italia e' nel fare buchi su' e giu' per la penisola?

Possibile che ancora adesso, dopo tutto questo parlare di sostenibilita', e green economy, e consumo scellerato del territorio, siamo ancora qui a pensare a "nuovi insediamenti" di petrolio nelle campagne italiane? Possibile che stanno ancora qui a pensare di uscire dalla crisi devastando il territorio, che e' l'unica cosa che ci resta?  Possibile che non si e' imparato niente dalle avventure di Ilva, Gela, Falconara o Viggiano?  E in questo caso neanche dal vicino scoppio di Trecate?

E il neo governatore della regione Piemonte, Sergio Chiamparino del PD anche lui, cosa ha da dire?

Avra' il coraggio di difendere la sua terra? Interessante che nel 2008 Chiamparino aveva partecipato, in qualita' di sindaco di Torino, ad una manifestazione indetta dalla regione Piemonte sulla necessita' di arrivare a "l'indipendenza energetica dal petrolio" e in cui si ricordava per arrivare a questo scopo occorre un "impegno collettivo straordinario, quotidiano, fatto di comportamenti, regole, strumenti coerenti".

Sue parole testuali: "Considero altamente significativo l'impegno della Regione Piemonte che ha deciso di dedicare queste due giornate di lavori per salvare l'energia lanciando una sfida alla quale aderiscono molti sindaci piemontesi. Il cosiddetto "patto del 20%" - aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili e ridurre le emissioni di anidride carbonica e i consumi regionali entro il 2020 - segna per noi un duplice impegno: uno più di carattere economico, perché è evidente che la sfida della globalizzazione rende la sfida energetica una questione mondiale sulla quale si deciderà il futuro del pianeta, e un altro di carattere civile. Dobbiamo guardare a questa fase della globalizzazione con l'intelligenza di chi è capace di proporre un nuovo rinnovato patto tra scienza ed economia, per una nuova armonia, anche etica. Puntare sul risparmio energetico e sulle fonti rinnovabili ha dentro di sé un indubbio valore economico e coinvolge tutti noi, come cittadini in primo luogo ma anche come amministratori pubblici. La Città di Torino sostiene dunque questa sfida e si impegna con la Regione Piemonte a partecipare a questo grande progetto che parla delle nuove sfide dell'umanità."

Presidente Chiamparino, ecco la sua opportunita' per il suo impegno straordinario e quotidiano: vada da Renzi e gli dica di avere rispetto per le campagne e i residenti di Carpignano Sesia, della regione Piemonte e dell'Italia tutta.













Il sindaco di Ortona Vincenzo D'Ottavio muto su Ombrina. Perche'?

Ma come puo' essere che dopo tutto il dramma del Centro Oli, dopo la fine ignobile dell'altrettanto ignobile amministrazione di Nicola Fratino e Remo Di Martino, il comune di Ortona non riesce a esprimere una posizione che sia una sul petrolio?

Non risulta infatti che ne il sindaco Vincenzo D'Ottavio ne tutta la sua giunta comunale abbiano espresso pareri o resa nota la loro posizione su Ombrina Mare a nessuno, ne ai cittadini, ne - cosa che in questo caso era di importanza primaria - al ministero dell'ambiente inviando osservazioni di contrarieta'.

Magari il ministero non le ha caricate ancora, magari hanno usato mezzi diversi (quali?) ma se la provincia di Chieti si esprime contro, e la regione Abruzzo pure, perche' uno dei comuni maggiormente a rischio tace?

Non sanno che in politica devi agire per il bene della tua gente? E come puoi farlo se taci?  E se non parlano adesso, come faranno a farlo quando ci saranno pareri piu' contenziosi da espirimere? O non parlano perche' in qualche modo lo spettro di Nicola Fratino e della sua ditta gestrice del porto da cui dovranno passare le supposte petroliere ancora si aggira per Ortona?

Chi lo sa.

Ecco una lettera che mi e' stata inviata da Adriano Nasuti del Movimento 5 Stelle di Ortona. Anche io mi faccio le stesse domande.


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Oggetto: Facciamo Luce su Ombrina.

Concittadini,

Signor Sindaco,

signori assessori e signori consiglieri,

il giorno 28 luglio 2014 era l'ultimo giorno per inviare le osservazioni e la propria presa di posizione sull'impianto di estrazione e di lavorazione di petrolio a ridosso della nascente Costa dei Trabocchi, impianto che garantirà solo inquinamento a fronte di una occupazione e benefici economici irrilevanti.

Il Movimento 5 Stelle di Ortona ha inviato la propria contrarietà al progetto in questione attraverso le motivazioni scientifiche e di buon senso della dott.ssa Maria Rita D'Orsogna, della quale condivide ogni singola parola.

Ci è dispiaciuto, ma senza troppa sorpresa, constatare che né l'amministrazione né nessun partito piccolo o grande né nessuna lista civica, ha presentato alcun tipo di osservazione in merito, almeno da quello che risulta scorrendo la lista degli interventi sul sito ministeriale:

QUI

Chiediamo quindi ai consiglieri comunali ed al presidente del consiglio comunale di indire un consiglio comunale ad hoc per esprimere ai cittadini le loro vere intenzioni sull'argomento e sul perché nessuno abbia fatto niente.

Chiediamo anche ai segretari di ciascun partito o lista civica, di esprimere il parere del proprio gruppo di riferimento per iscritto ed in forma ufficiale.

Fin troppe volte abbiamo letto programmi pre elettorali e comizi fittizi e quasi mai rispettati nei contenuti.

È venuto il momento per chi siede in comune di prendersi una volta per tutte le proprie responsabilità, opposizione compresa.

Il Movimento 5 Stelle di Ortona, anche se non è ancora entrato nella macchina amministrativa, rende conto ai propri elettori e dimostra con i fatti di rispettare i propri princìpi ed il proprio programma.

Ringraziamo ancora la dott.ssa Maria Rita D'Orsogna e tutte le persone che ogni giorno si spendono contro questi veri e propri attacchi all'ambiente, per tutto l'impegno ed il lavoro speso per la salvaguardia del nostro territorio.
 

Ortona, 09.08.2014
Adriano NASUTI
Portavoce
Movimento 5 Stelle Ortona










Thursday, August 14, 2014

Mediterranean Oil and Gas, 12 Agosto 2014 - RIP






 Sergio Morandi

Chicco Testa - pensavate di poterci trivellare, eh?


''What a waste of 3 years time and effort.
Luckily I only lose about £30k, but don't cry,
I did ok out of one of my others recently '




La costa teatina, oggi

E' cosi' e' finita anche la Medoilgas di Londra.

Il giorno 11 Agosto 2014 l'acquisizione della Mediterranean Oil and Gas da parte della Rockhopper Exploratione' stata completata. Dal giorno 12 Agosto 2014 le azioni della Medoilgas, sotto il titolo MOG, non sono piu' valutate alla borsa di Londra.  Erano precedentemente scambiate sotto la sezione AIM - Alternative Investment Market - che permette maggior flessibilita' azionarie a ditte minori.

Oltre che in Italia, la Medoilgas aveva interessi a Malta ed in Francia, ma il suo principale progetto era Ombrina Mare in Abruzzo. Gia' l'anno scorso la Medoilgas aveva venduto alcune delle sue concessioni, alla Canoel di Canada alla ricerca di liquidita'.

Il direttivo londinese costituito da Keith Henry, William Higgs, Christopher Kelsall, Sergio Morandi, Peter Jackson and Enrico Testa si e' dimesso da ogni incarico. Keith Henry, il Chairman dell'esecutivo ha commentato il termine delle attivita' di Ombrina con queste parole:

“With this transaction now completed and the reins handed over to Rockhopper, I would like to take this opportunity to thank the Board of MOG, and in particular Bill Higgs and Chris Kelsall, as the executives stepping down from the Company, for their efforts in guiding MOG to this successful conclusion. I am delighted that the MOG team in Italy will continue to play an important role as they join the Rockhopper team, and I wish all of them good luck for the future”.

"Con il termine di questa transazione e con la guida ora passata alla Rockhopper, vorrei ringraziare l'esecutivo della Medoilgas e in particolare Bill Higgs e Chris Kelsall per i loro sforzi nello guidare la MOG verso questa conclusione in modo positivo. Sono contento che la squadra della MOG in Italia continuera' a giocare un ruolo importante come parte della Rockhopper e auguro loro buona fortuna per il futuro."

Sia Sergio Morandi che Enrico (Chicco) Testa avranno altri ruoli dirigenziali presso la Rockhopper, con sede presso le isole Falkland. Gli altri membri dell'esecutivo non saranno invece parte della Rockhopper.

Restano aperte molte domande: come si comporteranno le autoritia' italiane impegnate nella valutazione di autorizzazione integrata ambientale su Ombrina Mare, visto che la ditta proponente non esiste piu'? Come sara' possibile sapere se la Rockhopper Exploration avra' tutte le garanzie per operare Ombrina, visto che tutte le valutazoni espresse finora, su capitali sociali, su infrastrutture, su organizzaizione interna e con altre ditte, e' stata fatta sulla Medoilgas e non sulla Rockhopper? Occorre una valutazione ex novo?

Quale che sia la risposta a queste domande, un fatto resta certo: la Medoilgas ha chiuso i battenti per i troppi ritardi sul loro fiore all'occhiello, Ombrina Mare e questo grazie a noi, popolo d'Abruzzo - eche dal 2008 ad oggi ha ostacolato la Medoilgas con ogni mezzo dal primo giorno ad oggi.

La fine delle operazioni della Medoilgas deve darci fiducia e renderci ottimisti: sebbene come individui possiamo far ben poco, e' come collettivita' che abbiamo un enorme potere e la fine della Medoilgas ne e' prova.