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YesWeCode in onore di Prince, suo fondatore

Friday, April 29, 2016

2015: i petrolieri hanno speso almeno 114 milioni di dollari per dire che i cambiamenti climatici non esistono




Sappiamo che la Exxon Mobil nasconde al pubblico gli effetti dei cambiamenti climatici da almeno trenta anni. Sappiamo che hanno messo pressione al governo americano per non far firmare i trattati sul clima di Kyoto per non perdere soldi. Sappiamo che cercano di insinuare dubbi quando dubbi non ce ne sono.

Adesso sappiamo anche che assieme a tutte le sue amiche, la Exxon Mobil, persa la battaglia su "i cambiamenti climatici non esistono" continua a usare propaganda e denaro per cercare di evitare che vengano prese azioni per fermarli.

Nel 2015 infatti , la non-profit britannica "Influence Map" scopre che i petrolieri hanno speso almeno 114 milioni di dollari per evitare che venga fatta qualsiasi cosa *contro* i cambiamenti climatici.

Hanno usato i soldi per smentire la scienza dietro i cambiamenti climatici e per fare il lavaggio del cervello alle persone che era tutta una invenzione dei cattivissimi ambientalisti. Altro denaro venne usato per fare lobby ai politici. E questi 114 milioni sono solo i soldi *in chiaro*. Chissa' cosa altro c'e' che non sappiamo e non vediamo. Anzi, quelli di Influence Map dicono che si potrebbe arrivare anche a 500 milioni di dollari.

La maggior parte del denaro e' stato speso negli USA -- perche' fanno tendenza nel bene e nel male. Anzi, i principali sovvenzionatori di questo denaro e' l'American Petroleum Institute (API) che rappresenenta i petrolieri americani, una specie di Assomineraria made in the USA. La Exxon Mobil ha invece speso direttamente $27 milioni e la Shell $22 milioni.
 
Ad oggi, Aprile 2016, *tutti* gli enti scientifici del mondo ammettono che i cambiamenti climatici esistono, e sono causati da noi e dall'uso di fonti fossili. Tutti questi soldi e tentativi di farci credere il contrario sono patetici. 

Sono sei mesi di fila che abbiamo temperature record. 

I petrolieri possono spendere tutti i soldi del mondo, ma la natura va imperterrita avanti per il suo cammino. Quello che le dai, le ci rida'. A noi il compito morale di quantomeno non farci ingannare dai 114, dai 500 o dal 5000 milioni di dollari dei petrolieri. 
 

 






Wednesday, April 27, 2016

Prince e la filantropia green e di mille altri colori.1958 - 2016

 Prince, Rosario Dawson e Van Jones

 Prince al lancio di YesWeCode, presso EssenceFest in New Orleans
Aveva accettato di aiutare nel lancio, ma non voleva si sapesse che era stata una sua idea
o che erano i suoi soldi. 





#YesWeCode would like to honor Prince and thank him for his inspired vision for #YesWeCode. Prince’s commitment to ensuring young people of color have a voice in the tech sector continues to impact the lives of future visionaries creating the tech of tomorrow.

 When you think about how great he was as a musician, just please understand that's a part of the greatness.

He did not want it be known publicly, and he did not want us to say it. But I’m gonna say it because the world needs to know that it wasn’t just the music. The music was just one way he tried to help the world, but he was helping every day of his life.

Van Jones

Tuesday, April 26, 2016

Prince: il benefattore segreto dei pannelli solari di Oakland, San Francisco


 There are people who have solar panels right now on their houses in 
Oakland, California that don't know Prince paid for them


Come tutti sono rimasta incredula e rattristita dalla morte di Prince, qualche giorno fa. Non so se e' perche' e'  un pezzo di infanzia che se ne va, o perche' era una figura cosi familiare che doveva restare sempre, immortale, sprizzante di vita.. O forse perche' sebbene pubblicata negli anni '80, la canzone 1999 impazzava alla radio il mio primo capodanno californiano e volevo anche io fare party per tutte le cose belle che mi aspettavano in questa nuova vita.

Normalmente non avrei niente da dire su questi eventi. Ma oggi scopro una cosa bella. Nel segreto della sua coscienza Prince era un benefattore, promuovendo l'energia pulita nelle comunita' povere di San Francisco. Oakland, per la precisione, e senza che nessuno lo sapesse.

Secondo Van Jones, amico di Prince e fondatore del gruppo "Green For All" Prince elargi' fondi per la sua non profit di energia solare e grazie a lui vennero installati impianti fotovoltaiici sulle case di Oakland. Al San Francisco Gate Van Jones dice che

“there are people who have solar panels right now on their houses in Oakland, California that don’t know Prince paid for them.”
 
Prince non voleva che si sapesse. Ma spesso andava ad Oakland, e in altri posti, per fare concerti ma anche per poi andare a visitare le organizzazioni che sponsorizzava. Jones dice che mentre lui faceva l'organizzatore, era da Minneapolis che venivano firmati gli assegni, e da dove arrivavano a raffica idee ed energia.

E come si sono consciuti Prince e questo Van Jones?

Circa dieci anni fa, Van Jones collaborava alla stesura del "Green Jobs act" di George Bush. Van Jones era gia' un attivista impegnato. Gli arrivo' un assegno da 50,000 dollari.

Era un assegno anonimo.

Lo rimando' al mittente (cosa inaudita in Italia, vero?) perche' siccome non sapeva da dove venisse era meglio non accettarlo. Ma il misterioso donatore lo rimando' di nuovo. Per la seconda volta Van Jones lo restitui'.

Dopo questi tira e molla, Van Jones ricevette una chiamata da un rappresentante dell'anonimo donatore, in cui gli si diveva: non posso dirti da dove vengono i soldi, ma il suo colore preferito e' il viola. Van Jones rise, e disse: beh adesso allora invece che incassarlo, lo incorncero' questo assegno!

Ed e' stato cosi' che alla fine Prince stesso chiamo' Van Jones e i due diventarono amici.

Semplicemente Prince aveva letto sul giornale che Van Jones stava cercando di portare il solare ad Oakland, e Prince, rimasto affascinato dall'idea, voleva aiutarlo.

La storia l'ha raccontata Rolling Stone. Van Jones dice che pian piano ha scoperto altri aspetti della filantropia di Prince.

Nel corso degli anni Prince aveva sponsorizzato varie altre iniziative caritatevoli, senza dare troppo all'occhio, fra cui contro la violenza nel ghetti urbani delle citta' americane, e quando Trayvon Martin, ragazzino di 17 anni nero, fu sparato senza essere armato e solo per il colore della sua pelle Prince ha offerto supporto economico ai familiari. 

A un certo punto decise di fondare Yes We Code, una nonprofit che aiutava i ragazzi di comunita' disavvantaggiate ad imparare a programmare in modo da poter avere piu' opportunita' lavorative. In occasione della sua morte, Yes we code ha scritto questo sul suo sito:
YesWeCode would like to honor Prince and thank him for his inspired vision for YesWeCode. Prince’s commitment to ensuring young people of color have a voice in the tech sector continues to impact the lives of future visionaries creating the tech of tomorrow.

Gli piaceva fare del bene con i suoi soldi, racconta Van Jones. E questo sentimento e' condiviso dalla sua ex moglie, Manuela Testolini, fra l'altro incontrata anche lei in circoli di beneficenza, che lo descrive come un "fierce philatropist".

Van Jones racconta anche che a volte i politici cercavano di incontrarlo dopo i suoi concerti. Lui diceva di si, e organizzava tutto in modo tale che prima di incontrare il cantante, il politico in questione ne incontrava uno di visioni opposte, e magari anche un nemico che mai e poi mai avrebbe accettato di dialogare. Ma con la scusa di vedere Prince, e senza neanche saperlo, i due politici si ritrovavano in sala d'attesa assieme e spesso, con l'arrivo di Prince si finiva con il parlare di temi che gli stavano a cuore, quasi tutti di giustizia sociale.

Prince leggeva molto la stampa e ogni volta che c'era qualche evento socio-politico in cui pensava di poter fare qualcosa di utile cercava di farlo. Van Jones dice che era molto modesto, e che se solo avesse voluto fare il politico sarebbe stato il re del mondo, perche' la gente, e la giustizia sociale gli stavano a cuore. 
Di tutto questo il grande pubblico non sapeva niente.
Signori si nasce. 

Saturday, April 23, 2016

Messico: 24 morti e 18 dispersi in impianto petrolchimico Pemex

Sono morti in 24 nell'impianto petrolchimico della Pemex nella citta' di Coatzacoalcos, porto messicano nello stato di Veracruz.

La dinamica dell'incidente non e' chiara, ma si sa che a causa di una perdita di gas c'e' stato un incidente che ha portato oltre alla morte dei 24, il ferimento di altre 136 persone di cui alcune in modo grave.

Altre diciotto persone sono disperse, e parte dell'impianto non e' ancora stato ispezionato a causa delle condisizioni di inagibilita'.

L'odore di ammonia pervade il tutto e Reuters riporta che c'e' ancora fumo nero che sale dalle ceneri. Si specula che a causa dei bassi prezzi del petrolio sicurezza e manutenzione sono un po passati al dimenticatio, non solo in Pemex, e che questo incidente e' dovuto proprio ai tagli di personale e di controlli dediti alla sicurezza.

A complicare tutto, il fatto che i corpi non sono ancora stati rilasciati e dati alle famiglie, e ne sono stati resi noti i noi dei 24 morti. La gente aspetta fuori dall'impianto petrolchimico (respirando monnezza!)  per paura che i corpi dei loro cari vengano fatti scomparire, per evitare che ci siano autopsie e che magari vengano fuori verita' scomode per Pemex.

L' impianto produceva vinile ed era in joint venture con il produttore messicano di plastica Mexichem. Si producevano qui 900 tonnellate al giorno di chloroethene.

E' la prima volta che succede? No. A Febbraio 2016 nello stesso impianto un incendio ha ucciso una persona. Nel 2013 altri 37 sono morti nello stabilimento centrale di Citta' del Messico. In 26 invece morirono in un altro impianto Pemex per la produzione di gas naturale nel nord del paese nel 2012.

Nel 2015 scoppio' la piattaforma Abkatun Permanente, causando la perdita di quasi 800 milioni di dollari.

Evviva il petrolio.

Wednesday, April 20, 2016

Federpetroli: chiudere il Centro Oli di Viggiao e' un suicidio aziendale da kamikaze



Certo, dal punto di vista del loro portafoglio e' un suicidio che il Centro Oli di Viggiano, dopo tutte queste vicende di monnezza e di morte, chiuda per un po.
 
Mi sa che per i residenti invece e' una festa, amara, ma una festa.

Parlano di "diversificazione dell'attivita'". Ma che diversificazione possono fare? Il loro core business e' petrolio. E il petrolio, nella sua essenza e' inquinamento, comunque la metti. La vera diversificazione era se avessero iniziato dieci, venti anni fa a innovare con le rinnovabili. Ma per fare questo ci vuole lungimiranza, investimenti, volonta, intelligenza, coraggio.

Tutte cose a cui l'ENI e' allergica. E chi glielo fa fare a cambiare il paradigma aziendale- hanno tutto il governo dalla loro parte che giustifica e nasconde, finche' puo', gli schifi. .

Che dire. Una delle tante altre maledizione del petrolio. Arrivano, distruggono tutto, ambiente e aziende sane, e alla fine ci sono solo loro - lasicandoti la scelta fra la morte o il deserto. 

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Ecco cosa ha da dire Michele Marsiglia di Federpetroli Italia:



Con l'annuncio del blocco dei contratti con i fornitori dell'indotto industriale del Centro Oli (COVA) di Viaggiano (Potenza) in Basilicata e la cassa integrazione, ENI commette un suicidio aziendale. Chiediamo come FederPetroli Italia, che si rifletta, prima di fare altre operazioni azzardate da parte dell'azienda energetica di Stato. 

Certamente con un  sequestro la situazione non è facile e sta comportando all'azienda ed a tutto l'indotto energetico una grande perdita economica, ma a soli pochi giorni dal sequestro non si possono decretare decisioni così azzardate e da kamikaze. Adesso non c'è più in gioco solo un logo con un cane a sei zampe ma il destino di aziende, lavoratori e famiglie.

Ad un grande colosso energetico mondiale come ENI, basta un'inchiesta per destabilizzare lo scenario industriale? Sembra del tutto esagerato. Se l'ENI avesse investito in questi ultimi anni sul terriotorio italiano con una diversificazione di attività e secondo una chiara Strategia Energetica in diversi segmenti dell'energia, sicuramente non si sarebbe arrivati a tutto questo, è evidente che oggi l'azienda verte in una situazione di stallo nelle attività strategiche e produttive. Stanno sbagliando la politica di sviluppo industriale e questo è un errore che pagheranno tutte le aziende.

Stiamo facendo di tutto per creare lavoro, rendere più semplici gli accreditamenti per le aziende, puntare su una eco-sostenibilità per ristabilire un equilibrio industriale e sociale ed invece assistiamo a queste decisioni che non si sa di chi. Chi si assume la responsabilità di queste decisioni? Non penso gli azionisti ENI ed i tanti lavoratori.

Sunday, April 17, 2016

Il referendum non raggiunge il quorum - pensieri e grazie




There is something magnificent about fighting a battle you know you cannot win.

Non ci siamo riusciti. Nonostante tutta la nostra buona volonta’, il nostro entusiasmo, la macchina del no, dell’astensionismo, dei geologi al soldo delle fossili, dei lobbisti del petrolio hanno avuto la meglio su di noi.

Lo sapevamo tutti che non era una partita alla pari fin dal primo giorno: una data a casaccio, la stampa ufficiale contro di noi, gli spauracchi immaginari della disoccupazione e delle luci spente, un primo ministro che invita all’astensione. Onore a noi tutti per averci provato e per averci creduto fino all’ultimo voto.

Mi dispiace molto, e per prima cosa voglio ringraziare tutti quelli che si sono adoperati condividendo post su Facebook, promuovendo incontri di quartiere, facendo passaparola. Voglio ringraziare ogni nipote che lo spiegava al nonno perche’ votare si, e ogni nonno che ha capito che era importante. Voglio ringraziare tutti quelli che sebbene lontani da comunita’ trivellate o trivellande si sono presi la briga di studiare, e sono diventati piccoli attivisti. Anche se non ci siamo riusciti e’ stato lo stesso una bella pagina di democrazia sana, in cui molti si sono sentiti investiti, con il desiderio di poter far qualcosa di buono.

La sconfitta ci insegna che abbiamo ancora tanta strada da fare.

Non e' un caso che laddove le trivelle siano state oggetto di discussione negli scorsi anni ci sia stata maggiore affluenza. Chi sa, chi ha capito, chi ha vissuto il petrolio nelle proprie comunita' ha votato SI. E' stato in parte non realistico pensare che i residenti di Trentino Alto Adgie o di Umbria potessero davvero capire, soprattuto dato tutto quello che veniva scritto sul Corriere della Sera, o gli schiamazzi televisivi o il comportamento immondo dei politici italiani, quasi tutti amici dei petrolieri.

Come dico sempre, l'opinione pubblica te la crei giorno per giorno, con calma e non quando c'e' l'emergenza. Quando ho iniziato questa battaglia, pochi pochi pochi erano quelli che ci credevano. Non c'era Greenpeace a fare titoloni. L'opinine pubblica te la crei parlando, spiegando e sopratutto quando si instaura un filone di fiducia fra il convincitore ed in convincente. Ci vuole tempo, ci vuole pazienza, ci vuole amore.

E' per quello che ho aperto questo blog. Per continuare ogni giorno a raccontare, a spiegare, a volerlo. Non ci si puo' aspettare che gente che non ha mai sentito parlare di trivelle prima d'ora adesso riesca a vedere il quadro completo del tutto, andando oltre le petrolballe di Matteo Renzi,  o a speigargli che era un voto simbolico o che la petrol-monnezza e' vera o che gli 11mila posti di lavoro sono solo nella fantasia dell'ENI.  

Nel 2008 andai a San Vito Marina, dove c'era gia' Ombrina che faceva i test. La gente andava al mare tranquilla, quasi all'ombra di questi enormi tralicci bianchi e rossi. Quasi nessuno si chiese niente.  Feci domande a gente che non conoscevo.  Fui stupita del fatto che quella piattaforma fosse un non problema. Non erano d'accordo o contrari, semplicemente non si erano posti il problema.

A suo tempo Marevivo diceva che Ombrina era tutto fatto per bene, e fino al 2011 Legambiente parlava della necessita' del  "gas di transizione", distinguendo fra petrolio e gas naturale. 

Lo sappiamo come e' andata a finire con Ombrina. E credo che guardare la differenza fra il 2008 e il 2016 sia emblematico. Ci vuole tempo, ci vuole perseveranza, ci vogliono numeri spiegati in maniera chiara, e ragionamenti e idee, e non gli scoop, persone famose e le urla condensate in due mesi.  E questo specie in Italia dove la solidarieta' e il fare squadra sono spesso un miraggio.

Come diceva Francis Bacon e come ricorda il mio amico Fausto Di Biase: "nullus sermo in his potest certificare, totum enim dependet ab experientia".

Ma non tutto e’ perduto. Questo referendum ha avuto il merito di aver portato il tema petrolio nelle case degli italiani, nel bene o nel male. Ha portato quantomeno il dubbio che le trivelle non siano benessere e ricchezza per l’italiano medio.

Purtroppo per noi, ci sono altre concessioni in terra, in mare previste in varie parti dello stivale per i prossimi mesi, per i prossimi anni. Grazie a tutti i dibattiti referendari quelli che avranno la sfortuna di viverci vicino avranno vita piu’ facile nel constrastare questi progetti, se lo vorrannno. Sapranno che si puo’ e si deve lottare, anche se si e’ in pochi, anche se e’ difficile. Avranno materiale ed esempi. E’ tutto scritto, documentato, dai pesci ai terremoti. E’ scomparso il vuoto mediatico che c’era dieci anni fa e questo anche grazie al referendum che ha obbligato stampa e TV ufficiali a parlarne, anche se spesso male.

A suo modo questa sensibilizzazione e’ gia’ una vittoria. E adesso cosa fare? Occorre andare avanti, concessione per concessione, comunita’ per comunita’. E' qui la nostra forza, sul locale. E’ persa la battaglia del referendum, non la guerra.

Anche se Matteo Renzi e Claudio Descalzi andranno a brindare, la storia e’ dalla nostra parte.

Cent'anni fa facevamo buchi perche' pensavamo che far buchi fosse lo stato dell'arte. Lo stato dell'arte nel 2016, nonostante il referendum, nonostante chi ci governa, non e’ fare buchi. E' fare tutto quello che abbiamo fatto fino ad oggi con le fonti fossili senza trivellare ad infinitum, senza distruggere la vita di nessuno, senza martoriare l'unico pianeta che abbiamo.

Dobbiamo continuare a opporci alla petrolizzazione d’Italia come fatto finora, ogni santo giorno, e cioe’ dal basso, progetto per progetto. Dobbiamo continuare a esigere un ambiente ed una democrazia pulite, un Italia che guardi alle rinnovabili e al futuro e non alle trivelle e al passato.

Vinceremo. La storia e’ piu’ grande di Matteo Renzi.

Thursday, April 14, 2016

In risposta a Letizia Vaccarella, ENI



Il Campo Rospo Mare è in produzione dal 1982 e ha estratto sino a oggi 92 milioni di barili di olio.




Ci tengo molto a sottolineare, per chi arriva a questo blog per la prima volta, che non ho interesse alcuno nell'affaire petrolio. A me, che trivellano l'Italia o no, non me ne viene in tasca niente.

Come gia' detto, nel 2007 l'ENI decise di voler trivellare Ortona, Abruzzo, non lontano dalla mia citta', Lanciano, e non potevo sopportare l'idea che i campi della mia infanzia diventassero un Centro Oli, un campo di petrolio, e una ragnatela di intrecci e di affari poco chiari, come la Basilicata ci insegna.

A quel tempo non c'era nessuno che potesse dare un supporto scientifico. Non c'erano Legambiente, non c'era Greenpeace. E siccome in sostanza nessun altro poteva o voleva mettersi li a studiare a spiegare, mi ci sono messa io.

Ho imparato prima per me stessa che significassero idrogeno solforato, fanghi, fracking, sismicita' indotta, airgun, bioaccumulo, acidificazione, royalties, e poi ho cercato di fare del mio meglio per spiegare tutte queste cose a chi voleva ascoltarmi. 

E dunque, mentre Letizia Vaccarella che lavora per ENI e invita all'astensione, e' di parte, la sottoscritta non lo e'. Sono una persona libera e normale che non lavora ne per il petrolio ne per il solare e che semplicemente non voleva vedere l'Abruzzo prima e l'Italia dopo trasformarsi in una enorme Gela.

Come gia' detto, e' questo il succo del referendum: che Italia vuoi, una Italia fossile o una Italia moderna?

Vuoi essere Gela o vuoi essere Taormina?

Questa e' la domanda che ci sono pone davanti il 17 Aprile.


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Ecco cosa dice Letizia Vaccarella e cosa ne penso in merito:

Lavoro all'Eni ed ho sotto mano ogni giorni i dati di produzione sia di gas che di acque si strato ma cercherò di non essere di parte, solo di dare informazioni oggettive. 

1) In Italia non abbiamo petrolio. Ce n'è un piccolo giacimento nella Val D'Agri in Basilicata (ampiamente nell'entroterra) ma non c'è nulla nei nostri mari: tutte le piattaforme sono a produzione di gas, quindi gli spauracchi di macchie di petrolio lungo le nostre coste non esistono. 

Questo "piccolo giacimento" e' il piu' grande d'Europa. Non c'e' bisogno che sia io qui ad elencare di nuovo e per l'ennesima volta tutti gli schifi che tale giacimento ha causato in Lucania.

Fino alla meta' degli anni novanta la contrada Vigne, dove sorge il Centro Oli che tratta tutto il petrolio lucano, era campagna. Adesso invece che il profumo dei vigneti c'e' la puzza di zolfo. Lei ci dice che il giacimento e' ampiamente nell'entroterra. E quindi? La monnezza e' forse meno monnezza?

Notare che queste cose (cioe' che il petrolio porta inquinamento a chi ci vive vicino) e' noto da almeno 50 anni a questa parte. 

E poi NON E' VERO che nei nostri mari c'e' solo gas. C'e' gas e petrolio, e qualcuna delle piattaforme esistenti e' a solo PETROLIO. Si chiama ROSPO MARE ed e' al 38% dell'ENI e al restante 61% dell'Edison.

Come puo' essere che una dell'ENI neanche sa quali siano le piattaforme *dell'ENI* che sono presenti nei nostri mari?

Fra l'altro Rospo Mare nel 2013 e nel 2005 ebbe perdite e fu solo per due miracoli che si evitarono le tragedie.  Nell'incidente del 2013 dopo 4 giorni che si parlava di petrolio, poi magicamente tutto divento' erba e fango.

I petrolieri neanche sapevano distinguere l'erba dal fango!

E poi c'e' il caso Ragusa e la piattforma petrolifera (e non a gas!) Vega A con sversamenti illeciti a mare di monnezza per cui ci sono o ci sono state anche delle cause in corso per inquinamento.

E poi c'e' Paguro, c'e' Temsah. Piattaforme a gas scoppiate in Italia nel 1965 e in Egitto nel 2004. Non contano? Non impariamo niente?

E questo e' quello che sappiamo.  Chissa' quante altre cose non sappiamo, come nel caso delle cozze ravennate "sane" ma pescate altrove.  O di quelle vere che invece erano contaminate, a Ravenna come a Ragusa. E ci scommetto che su qualsiasi piattaforma si vada si trovera' altra monnezza.

E infine, come detto milioni di volte, il fatto che sia gas non cambia di una virgola il fatto che si usino fanghi tossici, a volte radioattivi per trivellare e per estrarre, e che quella roba finisce in mare, in atmosfera, nei campi. A terra e in mare. Anzi, in mare, essendo che occhio non vede cuore non duole e' piu' facile un po imbrogluicchiare e sperare che il mare ingoi tutto senza che nessuno veda niente.


2) Le piattaforme esistono in Adriatico dagli anni 60 e stanno già terminando la loro vita, in pratica estrarranno al massimo per un'altra decina d'anni, anno più anno meno, tutto l'inquinamento o la subsidenza o i danni che potevano fare li hanno già fatti, chiuderle ora non cambierà di una virgola questo stato di cose. 

Torniamo al caso Ragusa. Dopo 30 ANNI di vita la Edison si sveglia e decide che dopo la Vega A, l'inquinamento e gli scandali associati, vuole la proroga per costruire la Vega B. Gliela approvano, facile facile e per ora saranno altri 4 quattro pozzi (su un totale di 12) che verranno aggiunti.

E poi cosa, ci sara' la Vega C nel 2050? La Vega D? E quando finisce?

Non e' che perche' abbiamo sempre fatto buchi ne dobbiamo fare ancora finche' il paziente non muore crivellato. A un certo punto si puo' decidere che basta, e che e' ora di usare altre fonti, pulite, sane e senza continuare ad inquinare il mare, a farci correre rischi.

Occorre usare la testa e non seppellirla sotto la monnezza del petrolio.


3) L'Adriatico è un mare inquinato perché non ha ricambio di acqua e perché è una discarica a cielo aperto delle industrie della costa e del Po. L'inquinamento registrato vicino alle piattaforme è il medesimo (se non più basso) di quello alla foce del Po (dove non vi sono piattaforme per decreto Cacciari). 

Mi vuole dire che l'ENI a Porto Marghera ha portato brezza marina da respirare a pieni polmoni? O che l'abbia portata la Saras a Sarroch? O l'ENI a Gela, a Taranto, a Priolo?

Ci sono altre zone inquinate in Italia. Certo.

E dunque?

Cosa fa lei, cosa fa l'ENI, per migliorare il mare?

Non e' che inquinandone altre le cose migliorano! Che discorso e' siccome c'e' gia' l'inquinamento, continuiamo a distruggere tutto. 

Ma poi, se e' cosi preoccupata, faccia una campagna, lei Letizia Vaccarella per azioni di bonfica del Po e di tutte le altre zone inuqinante d'Italia invece che dire "beh siccome e' tutto uno schifo, schifo piu', schifo meno" continuiamo a distruggere tutto il distruggibile.
 
Ma ... lo sa che di circa sessanta siti di interesse nazionale per inquinamento la meta' e' dovuta all'industria petrolchimica?

Non sente responsabilita' alcuna?


4) Le Acque di strato vengono reiniettate nel giacimento o trattate a terra secondo le rigidissime leggi vigenti (e vi assicuro che Eni ci sta molto attenta perché sa bene di avere l'attenzione dei media addosso; ti basti pensare che l'ufficio HSE è più grande ed ha più risorse dell'ufficio perforazione) per cui non vi è spargimento di acque di strato in mare. 

Ma per carita' divina. Lei ha ascoltato tutte le telefonate, gli incuici che hanno coinvolto ENI e compari? Lo sa quanti giochini vengono fatti dietro le spalle della gente per nascondere gli scarti petroliferi?  Si ricorda il caso della monnezza radioattiva gettata nei pozzi del Molise per ben 26 anni? Io non ci credo manco per niente che l'ENI non rigetta monnezza a mare, perche' e' *prassi* normale farlo. Lo fanno tutti, pure in Norvegia. Solo che in Norvegia lo ammettono e cercano di essere severi, in Italia... beh, si sa come va in Italia. Una mano lava l'altra, e tutte e sue servono a chiudere gli occhi.

E poi ancora,  quali leggi? Quelle italiane che permettono ai petrolieri di usare fanghi proibiti nei mari del nord, come nel caso di Ombrina Mare?

Infine: non e' che reniettando monnezza sottoterra abbiamo risolto i problemi. Ne abbiamo semplicemente creato degli altri. Chi li monitora questi pozzi di renieizione a mare? Quanti ce ne sono, dove sono? Resteranno li in eterno? Possono stuzzicare le faglie sismiche? Chi da il diritto all'ENI di seppellire i propri rifiuti nel sottosuolo marino per le generazioni a venire?


5) Già adesso col decreto Prestigiacomo non è possibile perforare entro 12 miglia dalla costa (quindi metà del referendum dice fuffa). 

Potrei scrivere un libro sul decreto Prestigiacomo.

Questo decreto e' del 2010. Prima di tale data si poteva fare quello che si voleva, dove lo si voleva. Interessante no? Abbiamo dovuto aspettare il 2010 per mettere un qualche tipo di barriera da riva su dove trivellare.

I petrolieri diranno un sacco di cose, e con loro pure i politici, ma il decreto Prestigiacomo e' figlio del nostro attivismo su Ombrina Mare. Per ucciderla, visto che protestavamo dal 2008, hanno creato questo decreto all'indomani dell'incidente del golfo del Messico. Ombrina fu la prima piattaforma a morire grazie a tale decreto. Cosa diceva il decreto Prestigiacomo? Fascia protettiva di 5 miglia e di 12 nei pressi di zone naturali e di riserve.

Poi i sono cambiati i governi, le leggi. I lobbisti sono diventati piu' potenti. Arriva il decreto Passera
che decide che la fascia e' di 12 miglia, ma solo per concessioni future. Per quelle attuali e presenti restano le leggi vecchie. E cioe' il far west. E' un inganno bello e buono perche' le concessioni sono tutte passate. Non c'e' niente che non sia gia' stato lottizzato.

Ombrina resuscita.

E resuscitano le nostre proteste, la nostra rabbia. Ancora una volta il governo per evitare figuracce su Ombrina deve tornare ad imporre una fascia protettiva. Lo fa con la finanziaria del 2016. Omrbina muore di nuovo, speriamo per l'ultima volta. Con lei muoiono o vengono azzoppate altre 26 concessioni. L'idea e' di sacrificare un po di piattaforme e di concessioni e di continuare a fare il bello ed il cattivo tempo un po in tutto il resto d'Italia.

Il referendum cara Letizia venne proposto molto prima della bocciatura di Ombrina e della finanziaria del 2016. Ed e' fuffa solo perche' Matteo Renzi ed i suoi amici l'hanno voluto cosi.

Sa cosa invece avremmo dovuto fare? CHIUDERE TUTTO L'ADRIATICO ALLE TRIVELLE. A destra e a sinistra. Sono queste le cose che fanno i politici statisti, e che danno il sapore al futuro. Non le trivelle.

Ma Matteo Renzi non sa la differenza fra petrolio a mare e carbone a mare, come puo' averne lui di idee lungimiranti per il futuro energetico (e non solo!) del paese?


6) Le piattaforme finiranno la loro "vita" molto prima della scadenza delle concessioni e, come ho già scritto, sarà circa di 10 anni.

E da quale tabella la prende questa cifra? Come gia' detto, lo sa che la Vega A di Ragusa, a petrolio, approvata nel 1984 ha da poco ottenuto una proroga per trivellare ancora? Si chiamera' Vega B. Facile facile, altri quattro pozzi. Nel frattempo si scopre che il mare li vicino e' tutto inquinato. Realisticamente Vega B durera' altri 30 anni. E poi, ci sara' Vega C? Vega F? Mazinga Z?

Ma mi dica: lei dove se lo prende l'ombrellone? Spero che voglia farlo a Gela o a Porto Marghera.
E' tutta salute. 


7) Lo Stato non ha denaro da investire nella ricerca delle energie rinnovabili se non quello delle Royalty che pagano le società energetiche; le ricerche sul rinnovabile sono per lo più finanziate dalle stesse (perché una società energetica come Eni sa meglio di chiunque altro quando rimarrà a secco di idrocarburi e si stanno già preparando al futuro, perché non chiuderanno quando finirà il petrolio ma continueranno a produrre energia). 

Ma cosa dice? Le royalties che pagano l'ENI e le sue amiche sono noccioline di fronte alle spese sanitarie ed ambientali che gravano sulla comunita'. Tutti quei malati di Gela, di Viggiano, di Priolo, di Sarroch, di Falconara sono costi silenziosi che la gente offre con i propri polmoni e che vengono pagati dalla collettivita'.  Il saldo fra cio' che incassa l'ENI e cio' che viene sovvenzionato da sussidi diretti, da malattie, da mancato sviluppo di imprenditoria sana e' enormemente in favore dell'ENI.

Le rinnovabili invece non danno il cancro a nessuno.

Rileggo e rido. L'ENI che finanzia le rinnovabili? Questa e' bella. Ma quando mai. Magari fanno un po finta a scopo pubblicitario. Non possono mica andare in TV a dire "guardate qui che bella trivella" ma personalmente ci credero' quando i nostri amici decideranno di lasciare il petrolio sottoterra e di diventare loro stessi 100% rinnovabili in *tutte* le loro attivita'.

Prima di tale giorno, sara' solo propaganda.

Lo scopo dell'ENI e di tutte le ditte del petrolio e' di FAR PROFITTO estraendo, lavorando, trasportando, raffinando e vendendo PETROLIO. I polmoni di chicchessia sono irrilevanti.

Punto e fine.

Per l'ENI il futuro e' solo come fare altri soldi, non come salvare il pianeta e noi che ci viviamo dentro.


8) Eni non vede l'ora di andarsene dall'Italia in quanto la produzione di gas in Italia è fortemente sconveniente per le ditte a causa delle regole molto restrittive (e giuste) in merito allo sfruttamento dei giacimenti sia in merito alla gestione del personale. Questo referendum farebbe il suo gioco e gli darebbe la possibilità di lasciare a casa 6000 persone sventolando un semplice risultato referendario. 

Deo gratias. Prima ve ne andate, meglio e'.

Ma... dove volete andare? In Kazakistan? In Nigeria? In Olanda?

Avete un po di criminal e di administrative proceedings dappertutto. Soprattutto in molti paesi civili non riuscirete a trovare le stesse condizioni di vantaggio che vi offre l'Italia. Franchigia sul greggio e sul gas estratto, una classe politica servile, controlli e controllati che sono come tarallucci e vino, l'ambiente che non e' monitorato da quasi nessuno e se non a cose fatte, e una stampa per venti anni addormentata sui vari petrol-scandali ambientali.

E dove le trovate condizioni cosi vantaggiose?


9) Il gas italiano è puro metano al 99,4%, sono sciocchezze quelle che dicono che i costi di purificazione sono più elevati in Italia che non all'estero: i costi più elevati in Italia (ma sono comunque costi per le aziende energetiche, non per lo Stato) sono appunto per rispettare le regole ambientali e sindacali. 

Li conosco bene questi imbrogli, cara Letizia. Si' diciamo pure che e' gas puro al 99.4%.

Ma ... quanti sono i volumi estratti? Secondo Wikipedia, nel 2007 in Italia si sono estratti 10 miliardi di metri cubi di gas.

Supponiamo che era tutto puro al 99.4% come dice lei. Questo vuol dire che lo 0.6% era monnezza - scarti sulfurei, in prima istanza.

Quant'e' lo 0.6% di 10 miliardi?

Fanno sessanta milioni

Dove sono finiti sessanta milioni di metri cubi di "impurita'?"

Mmmh. Mi lasci indovinare - in atmosfera? Nei polmoni di qualcuno?

E poi a parte tutto cio' che viene estratto, e cio' che viene usato per estrarre questa roba? Dove finisce? Ah vero, nei pozzi di reiniezione!!!


10) Le piattaforme, una volta terminata l'estrazione, verranno riconvertite in centrali eoliche o solari (dato che in mare aperto tira un vento della madonna, ve lo posso confermare ^^) non verranno smantellate in quanto il costo di bonifica è qualcosa di talmente elevato che nessuno se lo può sobbarcare, senza contare che attualmente sono il miglior "tappo" che possa esserci per i giacimenti. 

Mah. In teoria, e in tutti i paesi civili e' l'operatore che e' tenuto al ripristino ambientale.


11) Non è vero che le piattaforme rovinano la vita marina, vi invito a googlare "piattaforma Paguro" e vedere cosa è diventata una piattaforma che è esplosa negli anni 60 ed è caduta sul fondo del mare: è un parco naturale subacqueo patrimonio comunitario. Il ministero dell'ambiente ha chiesto ad Eni di "buttare lì'" altre piattaforme in disuso per allargare il parco! 

E allora facciamole esplodere tutte le piattaforme per avere parchi marini!

Cara Letizia, i parchi li possiamo avere anche senza le trivelle. Certo, almeno qualcosa di buono e' venuto da Paguro. Ma li sono morti in tre, e per 2 mesi e mezzo nessuno ha saputo cosa fare e si stette li a guardare la piattaforma sputare acqua e metano ininiterrottamente.

Dalla mia esperienze, il ministero dell'ambiente in Italia e' quasi sempre una filiale dei petrolieri.


12) Al lato pratico, come avrete già ben capito anche voi, questo referendum non cambia granché per quanto riguarda l'ambiente; essenzialmente è un braccio di ferro tra le regione PD e lo Stato PD: l'ennesima guerra interna a questo partito; quindi un referendum politicizzato che serve a dare più discrezionalità alle regioni o allo stato in materia di sfruttamento dei giacimenti, come dice il Latella è ridicolo che un braccio di ferro del genere costi così tanto alle casse dello Stato e soprattutto ne vada della pelle di 6000 lavoratori (+ tutti quelli dell'indotto perché assieme ad Eni salteranno anche tutte le aziende italiane che vi lavorano) per un voto meramente politico. Per questo l'astensione a mio avviso sarebbe il voto più sensato a questo referendum (ma questo è ovviamente il mio parere, il resto delle cose che ho scritto sono dati oggettivi dati dalla mia esperienza lavorativa con Eni)" 

Al lato pratico il referendum e': vuoi essere Gela o vuoi essere Taormina?  Semplicissimo.

Vuoi che il paese venga devastato oggi per poi scoprire fra cinque o dieci anni che mentre a te hanno fatto credere che si trattava del bene della nazione, che era tuttapposto, che salute ed ambiente e trivelle si puo', erano invece incassi per mariti e amanti, bugie ed inganni?

E che nel tempo che tu ci hai messo per scoprilo, mentre loro contavano i loro profumati quattrini, tu hai intanto respirato e mangiato e bevuto morte.