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Campi di grano del North Dakota - una perdita di 4 milioni di litri di un anno fa che nessuno sa come pulire.

Friday, October 24, 2014

Azerbaijan: collassa piattaforma, tre morti




Siamo in Azerbaijan, di cui abbiamo gia' parlato varie volte e dove una piattaforma e' collassata nel mar Caspio durante lavori di manutenzione, incendiandosi.  Lo riporta il SOCAR, l'azienza nazionale del petrolio dell' Azerbaijan e che sta per State Oil Company of Azerbaijan.

Si tratta della piattaforma #441 -- che vuol dire che ce ne sono altre 440! -- del campo detto Narimanovneft e dove un pezzo della struttura di ferro e' caduta su una tubatura che ha causato le fiamme.  C'erano 41 persone sulla piattaforma, 37 si sono salvate, tre sono finite in mare ed un altro e' disperso.

E' stata la Reuters, agenzia di stampa britannica, a rendere il tutto noto, mica l'AGI - quella e' l'agenzia di stampa del 100% dell'ENI a cui non gliene importa niente di far sapere queste cose.

Ma tranquilli, come ci riassicurera' Confindustria Abruzzo e' tutto sicuro, verde, perfetto.




Anzi, green.




Fabio Spinosa Pingue vs. MR



17 Ottobre 2014






























24 Ottobre 2014






























Oggi il Centro d'Abruzzo pubblica la mia risposta a Fabio Spinosa Pingue, di Confindustria. La versione originale e' qui sotto - quella che e' comparsa su Il Centro e' una versione ridotta.

Il tutto in risposta a questo mio articolo su questo blog dove l'amico Pingue parlava di trivelle "green".

Fa ridere, se non che fa piangere!

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Gentile Presidente Pingue,

Grazie per la lettera e per avere reso noto il suo pensiero al pubblico d’Abruzzo tramite le pagine de Il Centro. Presumo che lei parli a nome di tutta la categoria che rappresenta, visto che si firma Presidente di Confindustria Gran Sasso.

Innanzitutto, non credo che qui si tratti di una gara a chi e’ piu’ verde di un altro, dopotutto, lei non sa niente della mia vita personale, come io non so niente della sua. Per cui lascerei le gare al loro posto: e’ un esercizio futile.

Quello che pero’ conosco sono i suoi scritti – e prima di lei, quelli di altri rappresentanti di Confindustria da Mauro Angeleucci a Paolo Primavera – in merito alla faccenda petrolio-ambiente e ai vostri ripetuti tentativi di far finta che e’ tuttapposto, di negare l’evidenza, di trovare dei distinguo o di colorare di verde il nero intrinseco del petrolio.

Purtroppo non ci sono ne’ parole ne’ premi che possano cambiare la realta’: il petrolio non e’ compatibile con una regione agricola, vitivinicola e con aspirazioni di turismo di qualita’. Punto. Il petrolio non e’ compatibile con la salute di campi, mari e persone. Punto. E questo non si puo’ cambiare. Non ci sono gradazioni o spiragli o metodi speciali. E’ monnezza seppellita a vari chilometri sotto la crosta terrestre da milioni di anni che vogliamo riportare in superficie. Come si puo’ pensare che sia una operazione priva di impatti? E non sono io a dirlo: la comunita’ scientifica l’ha ampiamente dimostrato e l’esperienza comune l’ha confermato, da Viggiano a Galveston, da Port Harcourt a Gela, tutte a modo loro rovinate dal petrolio.

Lei parla di rispetto delle leggi, ma sa meglio di me che in Italia le leggi di cui lei parla non garantiscono la salute di nessuno. Le leggi italiane sono scritte ad arte per i petrolieri, e lo Sblocca Italia non fara’ eccezioni. Basta confrontare l'Italia con il resto del mondo sviluppato: i valori raccomandati dall'OMS del tutto ignorati, le condanne e le multe inesistenti per chi inquina, Gela che muore avvelenata senza che nessuno muova un dito. Pensi, in quella citta’ ogni 1000 bambini cinque nascono deformi, nel silenzio generale.

Ripeto queste cose da ormai sette anni e le ha capite e recepito l’intero popolo d’Abruzzo. E’ molto tardi per cercare di cambiare l’opinone pubblica con questi maldestri tentativi di screditare la mia persona – i kamikaze, la morale sulla coerenza, le barricate. E’ tardi perche quello che ho seminato dal primo giorno fino ad oggi , quando nessuno parlava di trivelle, non si puo’ fermare, neanche se io lo volessi. Il messaggio e’ arrivato, di piazza in piazza: semplice, preciso, scientifico, senza ambiguita’, ed e’ stato accolto da ogni spaccato della societa’ civile. A distanza di anni ritrovo l’eco dei miei pensieri e dei miei dati negli scritti e nelle parole della chiesa cattolica, dei centri sociali, dei politici, degli studenti.

Lei cerca il confronto adesso che l’opinone pubblica e’ tutta contraria alle trivelle. Chissa perche’ quando i petrolieri avevano i permessi in tasca e la popolazione era all'oscuro di tutto, il dialogo e il confronto non erano all'ordine del giorno. Quando mai Confindustria ha fatto conferenze informative prima del 2007? Poi ho iniziato a girare le piazze d'Abruzzo e a spiegare quello che stava per succedere ed e’ cambiato tutto - per i petrolieri e per Confindustria.

L’Abruzzo ha – io credo – visto in me una persona libera, senza conflitti di interessi, che poteva starsene a casa sua, che non cercava cariche politiche o denaro, ma che di fronte ad un scempio che stava per cadere sulla propria regione d’origine ha dato quel che aveva per evitarlo. E l’ho fatto con amore, con intelligenza, prima che diventasse di moda, ingoiando ogni sorta di insulto, facendo sentire tutti partecipi e trasformando una lotta di ambiente in una lotta di democrazia e di giustizia sociale.

La sua richiesta di confronto arriva con anni di ritardo. Le ricordo che l’ENI l’ho dibattuta in più occasioni, sia in Abruzzo che fuori regione, e con i piu’ alti dirigenti. Alla fine sono stati loro a non volere più il confronto con me: le loro argomentazioni si scioglievano come neve al sole. Dal primo giorno ad oggi non una delle informazioni che ho divulgato e’ stata smentita. Non una, anzi, e’ tutto stato confermato dai fatti. Alla fine i signori dell’ENI se ne sono anche andati da Ortona con la coda fra le gambe. Vuole farlo ora il confronto? Bene. Si curi delle spese e dell’organizzazione e verro' ancora una volta, a dibattere di petrolio, io e lei.

Quanto alla paternale sull’aereo e sulla coerenza: io non voglio smettere di prendere l'aereo, voglio continuare a volare e fare tutto quello che faccio oggi, ma voglio farlo senza energia fossile. Da persona di scienza so che un giorno questo accadrà. E in un certo senso le nostre resistenze antipetrolio sono un passo avanti verso quel giorno. Quelli che la pensano come lei invece sono convinti che non ci siano alternative, che siamo condannati. Ed e’ questa è la differenza tra me e lei: lei e’ ancorato al passato, io voglio lavorare per un futuro migliore, voglio essere ottimista e pensare che si, il mondo puo’ cambiare.

E’ per questo che le sue parole mi mettono tristezza: se questo e’ il meglio che l’imprenditoria d’Abruzzo sa esprimere vuol dire che siete uomini e donne antichi, senza il coraggio o l’entusiasmo del futuro, che e’ fatto di ricerca, di innovazione, di high-tech, e si, di rinnovabili.

Come lei mi ricorda, io non vivo piu’ in Abruzzo da quasi 25 anni, ma questo non vuol dire che le voglia meno bene. Uscire, vedere come vivono gli altri, ci fa capire cosa abbiamo e cosa potremmo avere, anche in termini economici, se sapessimo usare la bellezza e la creativita’ di questa regione invece che riempirla di raffinerie, trivelle e monnezza. Provi a farlo anche lei questo esercizio e guardi al tutto in un ottica piu’ grande. 

Vedra’ che le trivelle – nere o verdi o azzurre che siano - sono l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno.

MRD 

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Qui le parole di Spinosa Pingue

«Cara D’Orsogna, sono più green di lei»
 

Cara Professoressa Maria Rita D'Orsogna, non ho il piacere di conoscerla, ma voglio rispondere all'articolo pubblicato nel suo Blog.

Le parlerò con il cuore e soprattutto con le viscere. Sono un imprenditore che viene dal mondo dell'agricoltura e della pastorizia, peraltro certificata biologica da qualche lustro.
Non sono un terrorista. Come lei sogno il mondo di Heidi e Fiocco. Forse più di lei, perché io la terra la frequento veramente ogni giorno e ne conosco le virtù ma anche le crudeltà. Il caso del matapalo è un esempio concreto: un arbusto che si avvolge attorno a un albero fino a soffocarlo.

Per non parlare dei danni provocati all'atmosfera dalla flatulenza, ossia il gas emesso dai miei capi ovicaprini e dai bovini; o di quanto siano deleterie per le falde acquifere e per la terra le deiezioni dei suini. Chi ha dimestichezza con l'agricoltura sa bene che il mondo fiabesco non è mai esistito, neanche prima della rivoluzione industriale. Per questo io e Lei, pur difendendo l'ambiente partiamo da angolazioni diverse.

In questi anni mi sono impegnato con numerose iniziative - tra cui il Premio Confindustria Abruzzo Green - che tentassero di far dialogare tutti gli stakeholder del territorio, alla ricerca di un sentiero autenticamente sostenibile. Assieme ad altri rappresentanti di Confindustria ho dichiarato che ci sono imprenditori che del nostro territorio hanno fatto scempio, denunciando apertamente il disastro di Bussi e altre deplorevoli situazioni.

Mi sono impegnato nel favorire il dialogo tra associazioni ambientaliste, imprese, ricercatori e istituzioni. Ho cercato di oltrepassare i pregiudizi e gli integralismi che albergano in ogni categoria, a partire dalla mia. Dobbiamo smettere di credere che gli imprenditori siano tutti uguali e pensino solo al profitto. Dobbiamo tornare alle barricate?

Se ognuno di noi rimarrà nelle sue posizioni il territorio impoverirà e i territori poveri, si sa, sono i più esposti allo sciacallaggio ambientale.

Il decreto Sblocca Italia rappresenta una grande opportunità.

Se solo i territori si mostrassero capaci di dialogare costruttivamente con la politica nazionale e i settori produttivi, si potrebbero ottenere più garanzie da parte dei primi e più benefici da parte di quelle imprese serie (e mi creda esistono anche nel mondo petrolchimico, peraltro lontano dalle mie attività) che non vogliono calare dall'alto il proprio volere, ma desiderano lavorare nel rispetto delle leggi.

Se poi lei ritiene che io sia un inquinatore, perché mi illudo di far dialogare due mondi che in tantissime parti del mondo riescono a convivere in maniera virtuosa, mi aspetto che lei, in questo preciso istante, rinunci a cinque cose: auto, telefono, viaggi aerei, gas ed elettricità in casa, oltre ad ogni derivato della plastica.

Perché mi confermerebbe al 100% che lei è coerente fino in fondo. Una di quelle, insomma, che non è disposta a fare il kamikaze con il corpo degli altri. Fossi in lei, inoltre, proverei ad accettare il dialogo anche con chi ha idee diverse dalle sue, perché rifiutarlo è sempre prova di debolezza, e a riconoscere la dignità di tante imprese impegnate nella tutela dell'ambiente, ognuna nel proprio settore.

Un'ultima cosa: complimenti per la sua nomina ad Ambasciatrice d'Abruzzo, un riconoscimento prestigioso che però spero porti il dovere di rappresentare anche quella fondamentale componente industriosa e produttiva della nostra amata Regione e non solo le praterie di Heidi e Fiocco. Qui siamo nel mondo reale.

Un caro saluto. * allevatore, agricoltore, imprenditore alimentare Presidente di Confindustria Gran Sasso














Thursday, October 23, 2014

213 milioni di petrol-lobby-dollari all'anno



Our continued dependence on fossil fuels is not inevitable but the deliberate choice of the industry, timid governments and short-sighted investors. 

This is all about big profits for the few with little care for the rest of us
particularly the world’s poorest people who are 
already being made hungry by climate change.

Investors and governments, starting with the richest 
countries that are most responsible for our climate crisis, need to urgently 
shift their funding to renewable and clean alternatives. 
This would not only offer good, sustainable i
nvestment opportunities but will set us on course to tackle 
the threat of climate change with the urgency that both 
the science and people all around the world demand


Sappiamo tutti che per tutti i vantaggi che hanno, i signori del petrolio devono in qualche modo avere la classe politica dalla propria parte.

E quanto costa tutto questo?

Beh, secondo un report appena pubblicato da Oxfam International,  solo nel 2013 le ditte del petrolio
hanno speso 213 milioni di dollari per opere di lobby negli USA e in Europa. Hanno speso oltre  $670 miliardi di dollari su opere di trivellazione e di operazione.

In cambio hanno ottenuto guadagni e sopratutto la bellezza di  $1.9 trillioni di sussidi. Si calcola che nei prossimi dieci anni saranno almebp $6 trillioni di dollari regalati ai petrolieri dai vari governi.

Un buon affare, no? 

Il report di Oxfam International si chiama Food, Fossil Fuels and Filthy Finance e non risparmia critiche. Recita:

In the absence of robust climate legislation, finance continues to flow unabated into the fossil fuel industry. At the current rate of capital expenditure, the next decade will see over $6 trillion allocated to developing the fossil fuel industry.”

"In mancanza di solide leggi contro i cambiamenti climatici, fondi continuano a piovere sull'industria del petrolio. Al tasso attuale di investimenti, nel prossimo decennio vedremo altri 6 trillioni di dollari dedicati allo sviluppo dell'industria fossile."

E ovviamente per difendere i propri interessi,

D'altro canto, 800 milioni di persone soffrono la fame.

This is a scandal and climate change is set to make things even worse. Fossil fuels are the single biggest driver of climate change; if the world is to avoid exceeding dangerous global warming of 2°C, up to 80 per cent of known fossil fuel reserves need to stay in the ground.”

Secondo Oxfam esiste un ‘triangolo tossico’ di inerzia politica, di visione a breve termine e di interessi dei petrolieri che si frappongono tra lo status quo e all'uso massiccio di fonti rinnovabili, sebbene le energie alternative esistano e siano anche competitive con quelle tradizionali di petrolio e carbone.

E ovviamente essendo ricchezza distribuita e non centralizzata non c'e' nessun interesse da parte di "gruppi speciali" di promuoverla, anche se potrebbe essere perfetta specie per le comunita' piu' povere. Non per niente Oxfam parla di responsabilita' dei paesi piu' ricchi che devono dar l'esempio e di aiutare quelli in via di sviluppo verso l'energia verde.

Costo? 100 billioni di dollari da qui al 2020.

Fra una settimana i politici d'Europa voteranno per un nuovo pacchetto di legislazione su clima ed energia per il 2030.

Oxfam si augura che i leader d'Europa resistano le pressioni dei petrolieri e che trovino un accordo per diminuire almeno del 55% le emissioni di CO2, di un 40% in piu' di efficenza energetica e di almeno il 45% di rinnovabili.

Me lo auguro anche io.

Wednesday, October 22, 2014

Ottobre 2014: Abruzzo vs. North Dakota


 
Le colline verdi d'Abruzzo di Umberto Tiberio 
spetrolizzate

vs.

I campi di grano di Steve Jensen in North Dakota,
insozzati un anno fa da perdite di petrolio


 Perdite di petrolio in North Dakota - un anno dopo.


Circa un anno fa, un oleodotto della ditta petrolifera Tesoro, ebbe una perdita che rilascio' circa 20,000 barili di petrolio nell'ambiente. Una perdita enorme - oltre tre milioni di litri, uno dei piu' grandi su terraferma negli USA.


Costo delle operazioni di pulizia? 

Dai $4 millioni iniziali si e' passati a circa $20 millioni e ancora un altro anno di lavori.

Il terreno era agricolo ed ora inutilizzabile, visto che e' ancora saturo di petrolio. Gli agricoltori non fanno altro che partecipare alle operazioni di pulizia, visto che sono impossibilitati a fare il resto.

A scropire il disastro Steve Jensen che il giorno 29 Settembre 2013 scopri' delle perdite sul suo ranch coltivato a grano vicino a Tioga. Nessuno l'aveva visto prima di lui e il petrolio fuoriusci' per due settimane senza che nessuno facesse niente. L'oleodotto non aveva apparecchiature per controllare perdite.

Da un lato la Tesoro dice che faranno tutto come si deve e che e' stato un incidente, dall'altro Steve Jensen che si chiede, come ogni persona di buonsenso, come abbia fatto l'oleodotto a perdere tutto quel petrolio e nessuno che se ne accorgesse.

Multe? Non ancora.

Intanto, in questo tempo, hanno cercato di bruciare il petrolio o di aspirarlo, ma circa due terzi del petrolio - cioe' due milioni di litri - e' ancora saturato nel terreno.  Nessuno sa cosa fare. Hanno anche chiamato degli esperti dell'  Universita' del North Dakota.

In Abruzzo intanto le vigne si tingono di rosso e di giallo.
 Al massimo compaiono le scritte No Petrolio.

Monday, October 20, 2014

Louisiana: altre perdite, altri pesci morti





"Anything that eats or drinks from the water is not going to live"



Mooringsport, Louisiana.  Un enorme perdita di petrolio nei pressi del lago Caddo Lake ha fatto registrare una moria di dozzine e dozzine di pesci, con impatti nei mesi a venire.

In totale sono state ritrovate le carcasse di una settantina di animali e l'area puzza.  Si parla di 4 miglia di impatto lungo il fiume e di inquinamento anche del vicino lago Caddo che da da bere a varie comunita' a cavallo fra Louisiana e Texas. E' il piu' grande rilascio accidentale di petrolio del 2014 in Louisiana.

L'operatore e' la Sunoco Logistics che ha riversato circa 4 mila galloni di petrolio - sedicimila litri - di petrolio nel Tete Bayou da un oleodotto che parte dal texas e finisce in Ohio e in Michigan. L'oleodotto fu costruito nel 1950.

"I would call it a significant size spill" dice Bill Rhotenberry della U.S. Environmental Protection Agency. La zona e' scarsamente popolata, e non ci sono state evacuazioni obbligatorie, ma le tre famiglie piu vicino al fiume sono volontariamente andate via. La Sunoco paghera' per il loro soggiorno altrove.

Intanto ci sono 250 operatori sulla scena a ripulire il tutto - con maschere antigas, abiti anti-incendio e con materiale assorbi petrolio. Ci sono pure magici batteri "mangia petrolio" ma di efficacia limitata. Una delle preoccupazioni principali e' di trovare petrolio "difficile" da raggiungere e che potrebbe impregnare il terreno se resta esposto molto a lungo.

Ci si prospettano monitoraggi a lungo termine da parte della Louisiana Natural Resource Damage Assessment e del Louisiana Department of Wildlife and Fisheries.

I residenti dicono che "non ce la raccontano tutta."

La cultura del petrolio.
Il petrolio verde.
La coeisitenza fra petrolio ed ambiente.

Certo.

Friday, October 17, 2014

Umberto Crescenti, i cambiamenti climatici e gli altri due milioni



Nel 2010, il 97% degli scienziati del clima : i cambiamenti climatici sono con grande probabilita' collegati alle attivita' umane.  


W. R. L. Anderegg, “Expert Credibility in Climate Change,” 
Proceedings of the National Academy of Sciences 107 12107-12109 (2010)


In quel 3% di negazionisti c'e' Umberto Crescenti,
dell'Universita' di Chieti, 
 i cui convegni li ricordo bene.


The scientific opinion on climate change is that the Earth's climate system is unequivocally warming, and it is extremely likely (at least 95% probability) that humans are causing most of it through activities that increase concentrations of greenhouse gases in the atmosphere, such as deforestation and burning fossil fuels.


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Il protocollo di Kyoto vuole frenare la crescita economica mondiale
per ridurre le emissioni di anidride carbonica in
atmosfera causate dalle attivita' dell'uomo.


Esso si fonda sull’asserzione che nella comunità scientifica esista
un consenso pressocchè unanime sull’origine
e sui pericoli posti dal cambiamento del clima.
Tale asserzione non corrisponde al vero.

La scienza del clima è ancora nella sua infanzia ed
i fattori che governano il clima globale sono molteplici,
non pienamente conosciuti e principalmente naturali.

La nostra capacità di influenzare tali fattori rimane molto limitata.

La storia del clima sulla Terra è caratterizzata da un susseguirsi
di cambiamenti climatici, avvenuti ben prima che
l’uomo sviluppasse attività industriali.

Il riscaldamento del pianeta, iniziato da alcuni secoli
 ha prodotto numerosi effetti positivi. 

L’umanità può goderne adattandosi ad essi, mentre l’illusione
di fermarli potrebbe travolgere le economie più deboli,
minacciando la sopravvivenza di miliardi di esseri umani.


Umberto Crescenti e Luigi Mariani
"Cambiamenti climatici e conoscenza scientifica"
 in vendita a 10 euro


Umberto Crescenti

Professore ordinario di geologia applicata Università G. d'Annunzio di Chieti
 Rettore della Università G. d'Annunzio dal 1985 al 1997
 Presidente della Società Geologica Italiana da 1999 al 2005
Fondatore e Presidente della Associazione Italiana di Geologia Applicata e
Ambientale dal 1999 al 2005
Fondatore e Presidente nel 2001 della Associazione Italiana Geologia e Turismo
Autore di oltre 100 pubblicazioni su riviste scientifiche sia italiane sia straniere 


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Ecco invece cosa dicono vari enti, diciamo con un po piu di peso di Umberto Crescenti, alcuni da oltre dieci anni. Notare l'urgenza della necessita' di fermare il tutto.

    AAAS emblem

    American Association for the Advancement of Science

    The scientific evidence is clear: global climate change caused by human activities
     is occurring now, and it is a growing threat to society
    (2006)


ACS emblem

American Chemical Society

Comprehensive scientific assessments of our current and potential future climates
clearly indicate that climate change is real,
largely attributable to emissions from human activities,
and potentially a very serious problem (2004)




AGU emblem

American Geophysical Union

Human‐induced climate change requires urgent action.
Humanity is the major influence on the global climate
 change observed over the past 50 years.  (2003)



AMA emblem

American Medical Association

AMA supports the findings of the Intergovernmental Panel on
Climate Change’s fourth assessment report and concurs
with the scientific consensus that the Earth is
undergoing adverse global climate change and that
anthropogenic contributions are significant
(2013)



AMS emblem

American Meteorological Society

It is clear from extensive scientific evidence that the dominant cause of
the rapid change in climate of the past half century
is human-induced increases in the amount of atmospheric
greenhouse gases, including carbon dioxide (CO2),
chlorofluorocarbons, methane, and nitrous oxide. (2012)



APS emblem

American Physical Society

 The evidence is incontrovertible: Global warming is occurring. 
If no mitigating actions are taken, significant disruptions in the Earth’s 
physical and ecological systems, social systems, security and human health are likely to occur. 
We must reduce emissions of greenhouse gases beginning now. (2007)



GSA emblem

The Geological Society of America

The Geological Society of America concurs with assessments
 by the National Academies of Science (2005),
 the National Research Council (2006),
and the Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC, 2007)
that global climate has warmed and that human activities
(mainly greenhouse‐gas emissions) account for most
of the warming since the middle 1900s.
(2006)

International academies




"Climate change is real. There will always be uncertainty in understanding a system as complex as the world’s climate. However there is now strong evidence that significant global warming is occurring. The evidence comes from direct measurements of rising surface air temperatures and subsurface ocean temperatures and from phenomena such as increases in average global sea levels, retreating glaciers, and changes to many physical and biological systems. It is likely that most of the warming in recent decades can be attributed to human activities (IPCC 2001)
(2005)

Firmato dai presidenti delle accademie di scienza di

Francia
Italia
UK
Germania
Giappone
USA
Russia
Cina
India
Canada



USNAS emblem

U.S. National Academy of Sciences

The scientific understanding of climate change is now sufficiently clear to justify taking steps to reduce the amount of greenhouse gases in the atmosphere. (2005)



USGCRP emblem

U.S. Global Change Research Program

The global warming of the past 50 years is due primarily to human-induced increases in heat-trapping gases. Human 'fingerprints' also have been identified in many other aspects of the climate system, including changes in ocean heat content, precipitation, atmospheric moisture, and Arctic sea ice

(2009, 13 U.S. government departments and agencies)




IPCC emblem

Intergovernmental Panel on Climate Change
Warming of the climate system is unequivocal, as is now evident from observations of increases in global average air and ocean temperatures, widespread melting of snow and ice, and rising global average sea level.

Most of the observed increase in global average temperatures since the mid-20th century is very likely due to the observed increase in anthropogenic greenhouse gas concentrations

 IPCC defines ‘very likely’ as greater than 90 percent probability of occurrence.


    Statement on climate change from 18 scientific associations (2009)








Puo' bastare?

Wednesday, October 15, 2014

Pisticci Scalo: quel che resta








Elettroni sprecati per tenere su una pagina web regionale da cui non si impara niente.

Neanche oggi 16 Ottobre.

Neanche oggi 17 Ottobre.

Notare che il numero dei milioni di euro cambia di giorno in giorno 
(l'ammonto diminiuisce, e che se li riprendono i soldi?) 
Cambia di giorno in giorno pure il numero degli addetti!



Il 18 e il 19 erano weekend, e quindi non si rileva niente. 
Oggi lunedi 20 Ottobre, di nuovo i valori sono "non disponibili"
Da giovedi' ad oggi il numero degli occupati e' passato da 14 a 8.



















“Quando ero giovane mi piaceva bere l'acqua direttamente dal fiume Basento.
Era pulita e fresca.
Ho sentito che di recente l'hanno bevuta due capre.
Sono morte all'istante"




Pisticci e' un piccolo comune in provincia di Matera. La frazione Pisticci Scalo venne progettata negli anni sessanta come zona industriale, fiore all'occhiello della Val Basento. Fra le varie ditte che si sarebbero insediate a Pisticci Scalo, l'Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili (ANIC) che apri' un impianto per la produzione di alcool metilico e di fibre sintetiche.

Inizialmente l'ANIC era una partnership fra l'Agip, Montecatini e l'AIPA, l'Azienda Italiana Petroli Albanesi, quest'ultima sussidiaria dell'Agip stessa. Successivamente, con la gestione Mattei, e il riordino degli enti trivellanti d'Italia, la ANIC passo' sotto il controllo diretto dell'ENI.

Oltre all'impianto di Pisticci Scalo, l'ANIC aveva interessi a Ravenna, a Gela, a Manfredonia, Sannazzaro dei Burgundi, e Sarroch. In queste localita' - oggi certo paradisiache - l'ANIC installo' raffinerie, impinanti per la produzione di fertilizzanti, fibre e vari altri derivati del petrolio.

Al suo apice, a Pisticci Scalo, l'ANIC impiegava 3000 persone.

Dopo venti anni, negli anni ottanta, le prime chiusure: pian piano la produzione di fibre e di alcool cesso'. Si decise di passare ad una "rinconversione" industriale e di creare un "Parco Tecnologico" per nuovi insediamenti produttivi.

E' cosi nel 1990 nasce la Società Tecnoparco, una societa' a capitale misto pubblico, con la regione Basilicata e privato, con Sorgenia, che fa capo a Carlo De Benedetti.

Dal proprio sito web Tecnoparco afferma di "offrire servizi in ambito energetico ed ambientale" servizi che comprendono il trattamento di acque e scarichi industriali, nonche' lo smaltimento di rifiuti provenienti da siti contaminati o potenzialmente tali.

Dopo cinquanta anni dall'inizio dell'industrializzazione della Val Basento questa zona e' un Sito di Interesse Nazionale -- inquinato e da bonificare. Negli scorsi mesi vari dirigenti ENI e Tecnoparco sono stati indagati per presunti reati ambientali, fra cui traffico illecito di rifiuti petroliferi provenienti dal Centro Oli dell'ENI a Viggiano. Secondo le indagini, le acque di scarto del Centro Oli sarebbero finite prima in vasche di smaltimento a Pisticci Scalo e poi direttamente nel fiume Basento senza che gli idrocarburi fossero totalmente eliminati. Il tutto per almeno tre anni. Il risultato e' che nel fiume Basento i livelli di idrocarburi sono maggiori dei limiti di legge.

Ovviamente la Tecnoparco dice che le sue attivita' non c'entrano niente, che e' colpa della mancanza di depurazione nei centri abitati, delle aziende agricole della zona e che i dati sono fluttuanti. La provincia di Matera pero' concluse gia' nel 2012 che parte delle vasche della Tecnoparco non avevano "sistemi anti-emissioni". Interessante che ci sono state anche delle diffide e risarcimenti ai danni verso giornalisti e cittadini per "presunto intento diffamatorio."

Ad ogni modo, queste attivita' "parapetrolifere" come le chiama Assomineraria certo non migliorano la qualita' della vita.

A Pisticci Scalo ci sono camion che vanno e che vengono con i loro carichi di monnezza e con rumori molesti di carico e scarico. Pisticci Scalo puzza. I residenti parlano di circa 300 camion al giorno e si lamentano dell'aria malsana, al sapore di zolfo. Ma accanto a chi ha il coraggio di protestare e di chiedere di meglio, ci sono anche quelli che si arrendono e si accontentano: la Tecnoparco porta lavoro, e l'aria puzzolente e' il prezzo da pagare. A Luglio 2014 la regione Basilicata doveva votare su un provvedimento di cessazione del trasporto di rifiuti petroliferi. Il voto venne rinviato e non fu deciso niente.

Ma qualcosa si deve fare, e cosi’ la soluzione proposta dal senatore Massimo Mucchetti del PD, presidente della X Commissione industria, commercio, turismo del Senato in visita in Basilicata a Luglio fu ' di ... spostare il paese intero, lontano dalle puzze e dai veleni, e di semplicemente reiniettare la monnezza tal quale sottoterra. Dopotutto, dice il Sentaore Mucchetti, Pisticci Scalo e' piccola e non grande come il quartiere Tamburi a Taranto, quello dell'Ilva.

Multe, condanne, rimedi, scuse? Niente di tutto cio'. Un po di titoli di giornale, promesse non mantenute, e si comincia daccapo. La regione Basilicata a volte registra i valori di inquinanti, altre volte i dati sono “n.d.”, non disponibili. Evviva.

Ecco, questo che quello che resta di cotanta speranza petrolifera. L'aria malata ma sopratutto le coscienze malate. Il pensare che si muore di monnezza o di fame, la resa totale di un paesino a poteri troppo piu' grandi senza nessuno che sappia far valere la democrazia, quella vera, dove le regole si rispettano, e nessuno e' al disopra del bene comune.